«Istruzione a distanza e fibra per tutti Primo impegno: cultura»
La consigliera regionale Bondavalli risponde all’appello del vescovo Camisasca «Un più moderno quadro legislativo in Emilia Romagna per finanziare le idee»
La consigliera regionale della Lista Bonaccini Presidente risponde all’appello del vescovo che la Gazzetta ha pubblicato domenica.
stefania bondavalli
Non è certamente un caso se un appello per un progetto di ricostruzione viene da chi ha ben presente che solo partendo dallo spirito, dalle idee, dalla forza di volontà e dall’amore verso gli altri si può pensare di ricostruire il proprio mondo e quello che ci circonda.
Mi ha colpito molto questo invito del vescovo, fatto da chi ha a cuore la propria comunità, da chi si sente Pastore non per comandare un gregge, ma per averne prima di tutto cura. È da questa parola che vorrei partire per questo mio intervento - sulla scia di contributi certo di grandissimo spessore - nel sottolineare che è con la collaborazione di tutti che ci si può risollevare, e che solo con uno sforzo corale si può avere cura di una comunità e di un territorio, nel senso antico di preoccuparsi ed occuparsi di qualcuno o qualcosa.
In questo senso credo sia prima di tutto essenziale che la politica rifletta attentamente sui modi e sugli obiettivi del proprio agire nel prossimo futuro, ponendosi più e diverse domande sul proprio agire e cambiando per sempre parametri e strumenti di lavoro nel momento in cui cerca soluzioni a problemi che, fino a poche settimane fa, sembravano lontani anni luce dalla nostra porta di casa: non possiamo chiedere pesantissimi sacrifici alla società senza essere consapevoli, per primi, di dover dimostrare che siamo disposti a metterci in gioco per cambiare al meglio le carte in tavola.
Per me avere cura significa continuare a investire nel nostro sistema sanitario, messo così a dura prova in questi giorni e che ci ha offerto l’immagine dell’Emilia-Romagna migliore, rafforzando la capacità di prossimità e assistenza sul territorio. Questo è davvero il tempo della cura: quello in cui, ad esempio, fare in modo che la fibra arrivi ovunque. Servizi come questo, infatti, non devono avere quartiere, ma arrivare dove sono i cittadini.
È già enorme lo sforzo fatto dalla Regione Emilia-Romagna per rendere possibile l’istruzione a distanza, ma occorre continuare a lavorare affinché le nuove tecnologie diventino patrimonio di tutti. Il tempo della cura significa anche sostenere cittadini, con un occhio di riguardo a chi è in condizioni di particolare difficoltà, e imprese attraverso il contributo pubblico con fondi, liquidità e tempi celeri di intervento, sciogliendo quanto più possibile i nodi burocratici e i tempi di attesa, facendo di queste misure non un evento straordinario ma un nuovo metodo di relazione tra politica e cittadino. Aver cura significa per me sostegno, aiuto, vicinanza e rottura delle tante barriere che fanno pensare ai cittadini che la politica sia altro da loro; cambiamo il nostro linguaggio, riempiamolo di nuovi contenuti, facciamo in modo che le durissime esperienze di queste settimane diventino un patrimonio per far crescere la società: una nuova società, con un nuovo patto tra politica e cittadini.
Prossimamente comincia il suo percorso la V Commissione Cultura, Scuola, Formazione, Lavoro, Sport e Legalità dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna di cui sono componente e in quella sede mi impegno ad avviare progetti e percorsi che vadano quanto prima nella direzione dei cittadini, perché non ci potrà essere ripresa senza che il mondo della scuola, della cultura e dello sport possano essere sostenuti, rinforzati e forse anche ripensati in alcune funzioni e modalità, ma tenendo sempre come punto fermo che, insieme al lavoro e alla sanità ed ai servizi sociali, restano i cardini della nostra società e del nostro vivere civile. Ci sarà modo di esporre nei prossimi giorni idee e progettualità che coinvolgono questi argomenti, ma qualche esempio mi preme portarlo avanti.
Il pericolo per la tenuta del mondo dello sport è elevatissimo e rischiamo davvero che questo sistema, che è essenziale per la tenuta educativa e l’integrazione della nostra società, possa subire contraccolpi pesantissimi fino alla scomparsa di molte realtà sportive che, senza il sostegno del mondo economico ed imprenditoriale e senza il supporto degli iscritti, si ritroveranno privi delle entrate necessarie per andare avanti. Per questo io sono fermamente d’accordo con l’idea della Regione Emilia Romagna di sostenere l’accesso allo sport attraverso voucher per chi ha difficoltà economiche e si potrebbe veder costretto a non iscrivere il proprio figlio ad una società sportiva: ma, nell’ottica che ho esplicitato nelle righe precedenti, io credo sia necessario che questa disposizione divenga permanente e non dettata da un momento di contingenze, dunque degna di un percorso legislativo dedicato, perché l’accesso allo sport non può essere in alcun modo dettato dal censo, ma deve essere una libera scelta che ogni cittadino può e deve fare.
Anche la Cultura, in tutte le sue declinazioni, soffre pesantemente delle misure restrittive attuate in queste settimane, con la cancellazione di stagioni teatrali, eventi e produzioni, bloccando di fatto l’attività di una miriade di operatori che, come tanti altri purtroppo, hanno visto azzerare i loro mezzi di sussistenza. Anche qui occorrerà ripartire e ripensare: ci sarà bisogno di nuove idee e nuovi mezzi di finanziamento attraverso un diverso e più moderno quadro legislativo regionale su cui mi impegno a fare un ragionamento pubblico insieme all’assessore alla Cultura Mauro Felicori. Nei giorni scorsi ho scritto ai sindaci della provincia di Reggio Emilia chiedendo loro di segnalare urgenze, esigenze e situazioni problematiche di loro conoscenza o riscontrate nei loro territori affinché possano diventare oggetto di approfondimento, arricchimento e completamento dei provvedimenti che la Regione Emilia Romagna sta prendendo e prenderà nel prossimo futuro; e così farò per le altre categorie della nostra società.
Per me progettare una nuova ricostruzione non può prescindere dal dialogo e dal metodo, come avere cura significa guardare ai bisogni di oggi perché non siano più quelli di domani; e se è vero che le idee camminano con le gambe degli uomini, allora il nostro futuro dovrà essere nelle mani di chi è disposto a cambiare il proprio modo di pensare per una società migliore.
Tutto questo lo dobbiamo, prima ancora che a noi stessi, ai tanti morti di questi giorni, la maggior parte dei quali appartiene alla generazione che ha ricostruito l’Italia dopo le tragedie della Seconda guerra mondiale: possiamo immaginarci di poter essere, anche per un momento, alla loro altezza? Dovremo avere la voglia, la dignità e le capacità di farlo, o saranno morti invano. —
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