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L’intervista 

L’emergenza “costa” al Comune di Reggio dieci milioni di euro in minori entrate

Evaristo Sparvieri
L’emergenza “costa” al Comune di Reggio dieci milioni di euro in minori entrate

L’allarme del sindaco: «Per ora siamo ancora tranquilli, ma senza aiuti dallo Stato le amministrazioni sono a rischio crac»

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Evaristo Sparvieri

REGGIO EMILIA

«Noi come Comune di Reggio abbiamo fatto una previsione, a oggi temporanea, destinata ad avere un’evoluzione. Parliamo di almeno dieci milioni di euro di minori entrate». E ancora: «Reggio è messa meglio di tantissimi Comuni italiani. Ma al massimo possiamo avere la consolazione di vedere con qualche mese di anticipo ciò che può accadere altrove. Ovvero che da qui all’estate molte amministrazioni siano costrette a interrompere servizi fondamentali. E che da qui a fine anno abbiano una crisi di liquidità e non riuscire a pagare fornitori e stipendi».

Un’emergenza nell’emergenza, che incrociando l’imprevedibile situazione sanitaria e le sue pesantissime conseguenze economiche rischia di mettere in serie difficoltà il sistema delle pubbliche amministrazioni. Non ci gira attorno il sindaco, Luca Vecchi, pur consapevole che la situazione reggiana non sia paragonabile a quella di tanti altri Comuni. E mentre prosegue il confronto fra Anci e Governo per le misure economiche e di semplificazione da mettere in campo a sostegno degli enti locali, anche da Reggio parte un grido d’allarme: «C’è il rischio di un crac del sistema degli enti locali».

Sindaco, la situazione è davvero così difficile?

«I Comuni sono stati in prima linea in questa prima fase di gestione dell’emergenza, nella relazione quotidiana con gli ospedali, nella necessità di mantenere un rapporto costante con le comunità, svolgendo un compito di rassicurazione nelle fasi più negative e dando una giusta dimensione di fiducia. Nello stesso tempo, siamo stati chiamati a fare capriole, riconvertendo i servizi, dalle scuole ai centri anziani alle strutture per disabili. Quello che è accaduto nel commercio, con la chiusura degli esercizi e la diffusione di servizi domiciliari, ha caratterizzato anche i Comuni, come l’assistenza al domicilio per la spesa o i medicinali. Credo che i Comuni abbiano assolto mediamente bene una prova inedita, ma o il governo ora si rende conto che deve sostenere in maniera importante la rete dei Comuni italiani oppure molti Comuni sono come un treno lanciato in corsa contro un muro».

È una situazione diffusa?

«Bologna per fare un esempio ha stimato il 10% di minori entrate. Reggio se rimanesse sui 10 milioni sarebbe sul 7-8%, cui fanno fronte maggiori spese non programmate e non previste».

Quando parla di minori entrate a cosa si riferisce?

«Penso alle sospensioni delle rette per asili e scuole dell’infanzia, che su base annua generano alcuni milioni. O all’interruzione di attività culturali che generano botteghino, come i teatri, la fondazione Danza, Palazzo Magnani, per fare qualche esempio. L’Anci ha valutato in cinque miliardi la cifra necessaria agli enti locali per corrispondere ai bisogni dei cittadini. Bisogna capire che i Comuni non sono la Banca d’Italia. Il bilancio del Comune lo dobbiamo vedere come un patrimonio di tutti. E con quelle risorse riusciremo a dare risposte ai cittadini».

Ci sono però le nuove aliquote Irpef e la tassa di soggiorno, che hanno fatto molto discutere...

«Le nuove aliquote hanno un impatto marginale su tutti i cittadini di 3 euro al mese. Sono state elaborate prima dell’emergenza, per mettere il Comune in condizione di sostenere progetti che derivano da istanze della città. Se non ci fosse stata questa manovra, il fabbisogno non sarebbe di 10 milioni e il Comune sarebbe più vicino a un punto di rottura di quanto non lo sia adesso. Approvando il bilancio abbiamo evitato l’esercizio provvisorio e la precarietà amministrativa. Spiace che le opposizioni non lo abbiano capito».

E la tassa di soggiorno?

«Ha bisogno di mesi di lavoro per essere introdotta, ragionevolmente tutto il 2020. Ora come ora, per cause di forza maggiore, l’obiettivo non credo sia la crescita turistica della città: ci sono intere famiglie senza reddito, alle quali portiamo il sostegno alimentare a casa. Sono aumentate di alcune centinaia le persone che si rivolgono ai servizi sociali. A chi pone il tema tassa di soggiorno suggerisco di mettersi nei panni di Comuni come Rimini e Firenze, che fanno quasi tutto il bilancio sulla tassa di soggiorno, con la quale finanziano i servizi. La nostra situazione è differente».

Non sarebbe la prima crisi economica affrontata recentemente. Perché ora la ripartenza è più difficile?

«Al contrario del 2008, quando c’è stato il crollo della finanza e dell’industria, per i Comuni le conseguenze erano nel patto di stabilità o nel blocco dei mutui. Oggi la battuta d’arresto riguarda il commerciante che non sta incassando, le imprese che hanno ordini bloccati e gli enti locali similmente che hanno minori entrate e maggiori spese».

E Reggio? Come pensa di uscirne?

«Non siamo stati fermi e non lo rimarremo. La mia intenzione è convocare la prossima settimana, come già fatto nelle settimane scorse, tutte le parti sociali, economiche, sindacali, la Manodori, gli ordini professionali, la Camera di Commercio. Dobbiamo programmare l’avvicinamento alla cosiddetta fase due. Non sarà uno schiacciare un tasto e si riparte, ma una fase di transizione che potrebbe durare molto, in cui ci sarà una graduale riapertura di attività private e pubbliche con nuove regole su distanziamento, dispositivi, sicurezza. È un terreno inedito per tutti e serve grande confronto. Ne usciremo insieme e ripartiremo insieme. Noi abbiamo un piano di investimenti importante, che abbiamo fermato per il lockdown, ma che siamo pronti a far ripartire con un confronto collettivo».

Ammesso che la pandemia lo permetta.

«Tanto a Reggio quanto in Emilia fra il 20 e il 26 marzo siamo arrivati vicino a un punto di rottura che avrebbe compromesso anni di storia del servizio sanitario pubblico, che sopratutto qui a Reggio ha saputo fare salti mortali, riorganizzando reparti, ospedali e strategie con grande tempestività. Siamo passati da cento ricoveri di media al giorno a una decina. Il virus non è sconfitto, e non bisogna allentare la tensione rischiando di tornare indietro di settimane. Reggio sta avendo ferite, perdite, dolori, ma il sistema sanitario è in piedi e sta superando la prova. Quest’emergenza ci porta a riflettere sul valore primario del diritto alla salute. Mai come in questa fase i temi di salute e sicurezza dei luoghi di lavoro devono essere prioritarie, in una nuova alleanza fra ragioni sanitarie ed economiche, dal momento che queste ultime in passato hanno calpestato altri diritti fondamentali». —

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