«Lavoratori autonomi Siamo i meno tutelati»
«Sarei disposto, volentieri, anche a versare più contributi allo Stato per avere alcune di queste tutele, e se la Cgil...»
Davide Beddini
Ho letto il contributo di Ivano Bosco all’invito agli Stati Generali di Reggio che si concentra sul cambio di modello economico. Vorrei fare qualche considerazione.
Ho 28 anni e dal 2013 sono un lavoratore autonomo nel campo assicurativo, non sono iscritto a nessuna organizzazione sindacale. Perché?
Perché, purtroppo, non ho assistito in questi sette anni avanzare proposte o compiere battaglie a tutela del mio ambito lavorativo.
È stato approvato nel 2017 lo Statuto del lavoratore autonomo, che ha portato dei benefici a qualche settore, ma in vista di un programma per gli Stati Generali suggerisco qualche ambizione in più.
Io, che a tutti gli effetti per le mansioni non sono molto diverso da un lavoratore dipendente, sui diritti lavorativi sono molto più esposto, in quanto le coperture assicurative sono totalmente a carico mio per infortuni e la mutua che non è garantita.
Io percorro mediamente 50.000 chilometri all’anno e anche quotidianamente passo in macchina dalle 4/5 ore con le conseguenti probabilità di rischio, non accumulo giorni di ferie e nel momento in cui dovesse terminare il rapporto lavorativo non ho nessun ammortizzatore sociale, come ad esempio il TFR, che mi offra un sostegno.
Noi autonomi siamo meno tutelati anche per la richiesta di mutui, perché spesso non riusciamo a dare le garanzie minime richieste dalle banche per l’erogazione e questo, anche se lavoro da ormai un quarto della mia vita come autonomo, significa intralciare la costruzione del mio futuro di vita anche privata.
Per un nuovo modello economico ce n’è abbastanza. Per la parte che mi potrebbe venire richiesta? Io sarei disposto, molto volentieri, anche a versare più contributi allo Stato per avere alcune di queste tutele, che credo cambierebbe la vita a tanti giovani professionisti con cui condivido questa situazione lavorativa.
Se le organizzazioni sindacali decidessero di farsi maggiormente carico rispetto a quanto fatto finora di queste tematiche mi iscriverei molto volentieri perché finalmente mi sentirei incluso tra i problemi da risolvere.
Mi piacerebbe che per questo nuovo modello economico si prevedesse una discussione sulla flat tax (per me si potrebbe anche eliminare), abbassando il tetto massimo e lasciando solamente il Regime dei Minimi, perché io, che sono in regime ordinario e fatturo un valore inferiore a quello suddetto, riesco a sopravvivere tranquillamente al pagamento di tutti i contributi.
Ovviamente avrei potuto aderire alla flat tax, ma ho scelto di rimanere nel regime ordinario per questioni di deduzioni e di costi d’impresa.
Magari si potrebbero spostare le risorse risparmiate dalla revisione della “tassa piatta” per potenziare o attuare alcune delle tutele sopra elencate. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
