Gazzetta di Reggio

Reggio

Investimenti e nuovi rischi 

Prepariamo la lotta all’illegalità nella ricostruzione

Giorgia Manzini* ; *notaio

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la lettera

Giorgia Manzini*

Stiamo sperimentando un nuovo modus vivendi individuale e collettivo, uno stato di eccezione affidato alla decretazione d’urgenza, in cui la discontinuità è la regola. Chi lotta in prima linea, chi piange i propri morti, merita tutto il nostro rispetto, la vicinanza e la più profonda gratitudine. Anche la maratona dell’isolamento generalizzato è una dura prova, perché il traguardo scivola sempre un po’ più avanti.

Nessuno si era illuso che durasse poche settimane, ma il sole splendente di questo periodo ci fa capire che ogni giorno è un giorno in meno. E che per il rinascimento della nostra Reggio Futura dobbiamo resistere ancora, soffrire ancora. Chiudere un paese intero per contenere il contagio della popolazione ha evidenziato l’importanza delle attività economiche essenziali, rimaste aperte. Come quella dei notai, orgogliosamente sugli scudi a salvaguardia degli interessi della collettività. Anche le attività chiuse vengono percepite come interconnesse e vitali per la tenuta economica del paese. Modelli matematici e pareri degli esperti definiscono l’indice di pericolosità per i lavoratori, in vista delle riaperture. Il sapere scientifico, giuridico, letterario, storico, economico, tecnologico, dovrà tornare al centro. La tecnologia lascerà il segno: ciò che ha funzionato online sopravviverà all’emergenza. Abbiamo la prospettiva di un nuovo Umanesimo, in cui poter perfezionare la nostra scala valoriale. Ma ogni giorno perso per le nostre imprese apre voragini di vuoto di liquidità. E di perdita di fasce di mercato. La burocrazia non è retrocessa, il sostegno economico è solo promesso, le banche tentennano su moratorie e sospensioni dei finanziamenti alle aziende. Dei nuovi finanziamenti con garanzia dello Stato per ora è arrivato solo il proclama nel Decreto Liquidità.

Questo è il quadro: la nostra Reggio si è sempre tirata su le maniche senza aspettare sussidi dallo Stato, puntando sulla dignità del lavoro e non sull'assistenza. Ma Reggio Emilia ha già sofferto molto per infiltrazioni malavitose nella nostra economia sana. Abbiamo reagito e rimediato con il processo Aemilia, svoltosi nell’aula bunker del nostro palazzo di giustizia, a simboleggiare un territorio che non si piega. Ora sappiamo bene che le crisi economiche, come quella del 2008 derivante dalla crisi finanziaria scoppiata negli Stati Uniti nel 2006 a causa dell’eccessiva speculazione sui subprime, infettano tutti i settori dell’economia. Provocando recessione possono indurre gli imprenditori più in difficoltà ad affiliazioni illegali. Le mafie, infatti, si avvantaggiano di enorme liquidità di denaro, zero burocrazia e un sistema di welfare capillare sul territorio. Ciò consente investimenti rapidi di denaro sporco nell’economia sana, che dopo il lockdown si troverà in stato di grave bisogno. Benissimo la lotta alle scalate ostili da parte di paesi stranieri (anche europei!) di aziende quotate in borsa e no, in settori strategici per la sicurezza nazionale dell’Italia, fra cui anche banche, assicurazioni e aziende della filiera agroalimentare, di cui all’art. 15 del Decreto Liquidità. I poteri di Golden Power concessi al Governo a tutela delle nostre imprese “strategiche” riguardano gli accessi nella nostra economia dall’esterno del paese. Ma da una prospettiva interna, dovremo prestare la massima attenzione al riciclaggio di denaro di provenienza illecita nelle nostre aziende in crisi. La normativa sull’antiriciclaggio, di derivazioni europea, vede coinvolti in prima linea le forze dell’ordine e gli apparati dello Stato, le banche e i professionisti. Fra cui i notai, pubblici ufficiali a presidio della legalità delle operazioni economiche più rilevanti per la vita dei cittadini e delle imprese. E fra i più attivi segnalatori di operazioni sospette all’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia. Ci siamo formati centralmente e sui territori, abbiamo cambiato il nostro DNA di giuristi puri e affinato un fiuto nuovo sugli indicatori di anomalia e sui modelli di comportamenti anomali indicati dalla Banca d’Italia. La mia proposta per Reggio Emilia, quale studiosa e operatrice in materia di antiriciclaggio, è di creare una task force per collegare più efficacemente queste competenze dei professionisti sviluppate sul campo con l’abilità e esperienza delle nostre pubbliche Autorità. Al fine di intercettare e stoppare le prevedibili intrusioni delle mafie nel nostro sistema economico, a tutela dell’ordine pubblico e delle nostre piccole e medie imprese. Che sono la nostra grande ricchezza, ma anche l’anello debole nella crisi di liquidità che ci ha travolto. Saranno necessari importanti investimenti per Reggio: che arrivino dalla parte giusta! —





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