Fa i test sui suoi dipendenti ma lo bloccano: «È ridicolo»
L’imprenditore reggiano Vescovini ne testa centinaia in Friuli Venezia Giulia Arrivano i Nas che sequestrano i campioni e il patron di Sbe Varvit va in procura
Enrico Lorenzo Tidona
REGGIO EMILIA
«Noi dobbiamo cercare di lavorare con questi continui cortocircuiti che avvengono in questo Stato ridicolo». Tenere in piedi affari e salute è la vera impresa di questi tempi. Ma anche trovare un imprenditore reggiano che fa a meno dei convenevoli è impresa ardua. A spezzare il rito è stato due giorni fa Alessandro Vescovini, reggiano e titolare della Sbe Varvit, un’azienda con oltre 600 dipendenti, con quattro stabilimenti in Italia che producono dispositivi di fissaggio ad alta resistenza per l’industria automobilistica, uno dei quali a Monfalcone. In pratica sforna le viti e i bulloni di nuova generazione ma per proseguire l’attività al tempo del coronavirus ha deciso di effettuare test sierologici ai dipendenti, sequestrati però dal Nas con esposto finale in procura da parte di Vescovini. Una querelle ricostruita e pubblicata con un video dall’imprenditore reggiano, che tira dritto e no le manda dire.
«Ho cominciato a fare la scorsa settimana i test sierologici per individuare eventuale presenza di soggetti con Igm positivo e quindi potenzialmente contagiosi per escluderli dal contatto con i loro colleghi - spiega Vescovini davanti al telefonino, fuori dall’azienda di Monfalcone con la mascherina calata sotto al viso - Dopo tre giorni i risultati parlavano di oltre il 10% di persone positive di cui la metà Igm positiva e sono state allontanate dal posto di lavoro per tutelare i loro colleghi. Ma la Regione Friuli Venezia Giulia a metà del test ha deciso di mandare i Nas per sequestrare i test nel laboratorio convenzionato che abbiamo scelto e due giorni dopo di vietare tutti i test, di fatto impedendo alle aziende di proseguire». Una posizione presa analogamente, due giorni fa, dalla Regione Emilia-Romagna, che ha imposto lo sto p ai “test fai-da-te”, come sono stati definiti dall’assessorato regionale alla Sanità. «Allora io mi sono procurato subito dei test portatili per finire il monitoraggio – racconta Vescovini – Il ministero della Sanità e la protezione civile hanno annunciato ora che valideranno test sierologici ufficiali molto presto e che quindi ci sarà una gara con un fornitore unico ufficiale. Questa azienda avrà però una determinata capacità e sono pronto a scommettere non sufficiente per fare almeno un test al mese a tutti i dipendenti con i sierologici. Inoltre Conte ci dice che siamo responsabili penalmente e civilmente qualora qualcuno venga infettato sul posto di lavoro. Nel contempo, lo Stato ci impedisce di testare i nostri dipendenti con test che vengono prodotti a milioni nel mondo e che sono affidabili al 92% e che costano 12 euro. La strategia è chiara: andiamo in guerra con le scarpe di cartone. Quindi ho depositato un esposto in procura a Trieste, perché ritengo responsabile la Regione Friuli Venezia Giulia perché io farò lavorare gente senza testarla. E lo farà qualora questo avvenga anche in Emilia-Romagna, Piemonte e Lombardia, dove ho le altre aziende». —
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