Gazzetta di Reggio

Reggio

verso il 25 Aprile 

Nel museo virtuale del ’900 entra “Reggio Bombardata”

Adr.Ar.
Nel museo virtuale del ’900 entra “Reggio Bombardata”

È disponibile la nuova stanza di Livello 9 grazie agli studi di Amos Conti sulla fase più violenta della Seconda Guerra Mondiale nel nostro territorio

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA

Una Reggio bombardata e piena di memorie, di luoghi conosciuti da tutti che nascondono un passato doloroso. Da ieri è disponibile la nuova stanza di Livello 9, il museo virtuale dei luoghi del ’900 di Reggio Emilia, dedicata alla “Reggio Bombardata”. Il tema è quello dei bombardamenti che gli squadroni anglo-americani effettuarono sul territorio reggiano durante la fase più violenta della Seconda Guerra Mondiale, dall’autunno 1943 sino all’aprile 1945. Reggio era un bersaglio importante perché sede delle Officine Reggiane, uno dei principali stabilimenti produttivi di tutto il Nord Italia, cruciale per l’economia bellica della Repubblica di Salò. Colpire quei luoghi significava limitare la capacità di rifornimenti dei rivali, e in oltre un anno di azioni la zona non venne risparmiata. Si calcola che vennero sganciate oltre 22mila bombe nel corso di settecento attacchi, con circa 800 vittime complessive e 2mila feriti in totale. Quelle offensive generarono inoltre danni enormi alle case, alle fabbriche e alle già scarse capacità di vita quotidiana del periodo.

Livello 9, curato dall’istituto storico Istoreco, ora propone “Reggio Bombardata” per ricordare quella vicenda, partendo dal corposo lavoro di ricerca fatto negli anni da Amos Conti, principale esperto locale sulla questione. L’approfondimento on line, visibile sul sito www.livello9.it, ricostruisce i cupi capitoli di quella storia, che ebbe il suo momento più tragico all’inizio del 1944, fra il 7 e l’8 gennaio, quando due ondate di bombardieri lanciarono un enorme quantitativo di bombe e provocarono oltre 260 vittime a Reggio e distrussero buona parte della zona industriale attorno alle Officine Reggiane. Oltre al quartiere di Santa Croce, nato in quei decenni proprio per ospitare le maestranze dell’enorme complesso produttivo di via Agosti. Ai deceduti vanno aggiunti i feriti, in particolare i mutilati, oltre alle case devastate. Migliaia di operai delle Reggiane vennero inviati in altri stabilimenti o assorbiti dall’organizzazione italo-tedesca Todt. La distruzione arriva sino ai limiti del centro, con conseguenze inaspettate. Le bombe cadono anche sul vecchio carcere dei Servi, le mura cedono e tanti prigionieri riescono a scappare. Fra loro Alcide Cervi, papà Cervi, rinchiuso da tempo nella prigione cittadina e ancora ignaro della sorte toccata ai propri sette figli, fucilati una decina di giorni prima al poligono di tiro. La stanza presenta tanti angoli reggiani che non si collegano alla guerra, come Palazzo Da Mosto in via Mari. Oggi luogo di cultura, all’epoca principale rifugio antiaereo cittadino. —

Adr.Ar.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google