Agricoltori allarmati per i danni causati dagli animali selvatici
Fermi i cacciatori di selezione, i cinghiali scavano i terreni caprioli e daini mangiano piante e innesti su alberi da frutto
CASTELNOVO MONTI
Campi e colture scavate, gemme mangiate, interi pollai sterminati. Questi strani mesi di blocco stanno mutando parzialmente anche l’equilibrio ambientale dei territori rurali, quelli dove la presenza di animali selvatici è maggiore. E se il mondo appariva troppo spinto verso la tecnologia, poco rispettoso della natura, ora si assiste a un piccolo salto in direzione opposta. Fra collina e montagna sono sempre più numerose le segnalazioni sui danni provocati all’agricoltura da animali selvatici, cinghiali in primis, ma non solo. Nelle colture a terra le tracce del passaggio dei cinghiali, che scavano nel terreno per cercare nutrimento, sono sempre più costanti. Discorso simile per piccole pianti e anche per i primi innesti sugli alberi da frutto, come i castagni, da sempre nel mirino di caprioli e daini. In collina, poi, tantissimi pollai sono stati saccheggiati dalle volpi, più che dalle faine, con una frequenza maggiore rispetto agli anni passati. Ma cosa è successo? Da un lato, la stagione di caccia ordinaria era ormai terminata, al momento della pausa forzata, ma diversi piani di controllo affidati ai cacciatori di selezione, pianificati e centrati solo su alcune specie, avrebbero potuto proseguire ancora. Vi è poi forse una condizione più generale. Dopo un mese in cui il passaggio di auto si è quasi azzerato, la presenza umana all’esterno si è ridotta fortemente e in cui la presenza tecnica (rumori costanti, fari, uso dei mezzi agricoli) è svanita, non è inusuale vedere animali selvatici farsi più “coraggiosi” e affacciarsi con frequenza in aree che prima erano maggiormente presidiate. Aree che ora anche cinghiali, caprioli e volpi reputano decisamente più tranquille, senza grandi rischi. Rispetto al numero esiguo di veicoli in circolazione, non è calato il dato degli incidenti stradali che coinvolgono animali, secondo diverse segnalazioni, perché meno “prudenti” rispetto al solito. O, più semplicemente, meno abituati alla presenza di fattori esterni. Un’auto coi fari alti non viene riconosciuta, e la collisione diventa la conseguenza inevitabile. —
Adriano Arati
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