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Bonaccini: pronto il Patto per la Ricostruzione con lavoratori e imprese

stefano bonaccini
Bonaccini: pronto il Patto per la Ricostruzione con lavoratori e imprese

Ripartenza con le nostre eccellenze: automotive, ceramica e meccatronica «Ma non ci può essere una nuova fase senza la riduzione certa del contagio» 

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Il presidente della Regione Emilia-Romagna risponde all’appello del vescovo Massimo Camisasca che la Gazzetta ha pubblicato il 5 aprile. Da quella data, ogni giorno, il nostro giornale riporta i contributi di istituzioni, organizzazioni e personalità reggiane.



stefano bonaccini

Nella crisi senza precedenti che stiamo vivendo, l’Emilia-Romagna si gioca moltissimo: sul piatto ci sono gli importanti risultati conquistati grazie a decenni di lavoro e sacrificio, che ci hanno reso una delle locomotive d’Europa. Confermarli e non disperderli è il nostro primo obiettivo. Ma non è l’unico: questa emergenza ci sta imponendo di migliorarci come comunità: è una necessità a cui dobbiamo corrispondere agendo con coraggio, ambizione e umanità. Apprezzo molto lo stimolo lanciato da monsignor Camisasca e il suo appello a uno sforzo straordinario e condiviso per salvaguardare la dignità delle persone. Che passa in primo luogo dalla possibilità di lavorare. Lo faccio mio e da presidente di questa Regione lo estendo non solo al territorio di Reggio Emilia, ma a tutto quello emiliano-romagnolo. È la ragione per cui ho proposto a tutte le rappresentanze istituzionali e sociali di lavorare a un vero e proprio Patto per la Ricostruzione. Un piano di misure, investimenti, sostegno alle imprese e alle famiglie, con l’obiettivo di non lasciare indietro nessuno. Essere appunto comunità fino in fondo.



Come abbiamo fatto otto anni fa, di fronte al sisma che causò 14 miliardi di danni; con la differenza che oggi stiamo combattendo un nemico invisibile e che colpisce in modo indiscriminato. Nessuna pretesa di infallibilità anche in questo caso, e saranno comunque altri a giudicare la bontà del nostro operato. Ma ce la stiamo mettendo e ce la metteremo tutta per trovare risposte all’altezza del valore dell’Emilia-Romagna.

Pensare ora alla prossima fase non significa ridimensionare la drammaticità della situazione che ancora stiamo vivendo. Ci sono decine di persone che muoiono ogni giorno, lutti, sofferenze, famiglie scosse. In cima al nostro impegno quotidiano resta la lotta per sconfiggere la pandemia e per salvare la vita di ogni cittadino. Non c’è ripresa senza riduzione del contagio, non ci può essere una nuova fase che non metta in cima la protezione della salute delle persone. Continuare a osservare le restrizioni e il distanziamento sociale è una necessità che ci accompagnerà purtroppo ancora per molto tempo, fino a quando non avremo un vaccino o cure pienamente efficaci. Nessuno può pensare di vanificare i risultati positivi degli ultimi giorni, ottenuti con un sacrificio di tutta la comunità, a partire da chi sta fronteggiando in prima linea la malattia. Ma mentre combattiamo la pandemia abbiamo il dovere e la responsabilità di progettare il nostro futuro: lo dobbiamo a noi stessi, al valore che diamo alla nostra vita e a quella dei nostri figli. Una persona o una comunità che smettessero di pensare al proprio futuro avrebbero già perso.



Lo strumento su cui abbiamo scelto di puntare, come ho detto, è un Patto per la Ricostruzione che coinvolga tutti i soggetti sottoscrittori del nostro patto per il lavoro. Insieme a Comuni e Province, ai sindacati e alle associazioni del mondo dell’impresa, alle professioni e al Terzo settore, alle Università e alle Camere di commercio abbiamo condiviso un obiettivo e un metodo per ri-partire: la sicurezza del lavoro attraverso nuovi protocolli mirati sulle singole filiere produttive, che permettano una ripresa graduale e condizionata. In ogni provincia, anche a Reggio Emilia, ci sarà un tavolo con le rappresentanze sociali e istituzionali affiancate dagli esperti della salute e della sicurezza; questa settimana abbiamo messo a disposizione delle imprese 1 milione di mascherine e un altro milione lo daremo la prossima settimana; abbiamo stanziato 1,5 milioni di euro per implementare le nuove misure di sicurezza e studiare pratiche innovative, come il lavoro a distanza che sosterremo anche nei prossimi mesi. Abbiamo stanziato altri 5 milioni per progetti di sanificazione, altri 2 per le prime attrezzature idonee. Ma la cosa più importante è che questo cambiamento lo vogliamo costruire insieme, rappresentanti dei lavoratori e delle imprese, perché il lavoro sicuro e l’impresa sicura sono beni comuni, un capitale sociale irrinunciabile. È un modello che avanzeremo anche al Governo nazionale a partire da oggi. Abbiamo già indicato alcune filiere da cui poter ripartire, come l’automotive o la ceramica, che hanno un valore internazionale di primo livello. Ma penso anche alla meccatronica o alla meccanica agricola, ambiti di eccellenza del tessuto produttivo di questo territorio.

Nelle prossime settimane presenteremo un massiccio piano di investimenti pubblici dal valore di alcuni miliardi di euro. Quella pubblica rappresenta una leva cruciale per rimettere in moto la nostra economia, come lo è nella sanità per garantire a tutti il diritto alla salute, dal più povero al più ricco. Ma la nostra forza sta nei cittadini e nelle imprese: far partire i cantieri per realizzare opere e infrastrutture funzionali al territorio significa attivare lavoro per migliaia di persone, ossigeno per le famiglie e un segnale di fiducia a tutto il sistema produttivo.



È già partito il cantiere della Reggio Emilia-Ciano d’Enza, che vale 10 milioni di euro, e per l’elettrificazione delle linee ferroviarie reggiane ne sono stati stanziati altri 30. Sono previste la modernizzazione delle stazioni di Guastalla e Bagnolo, e la realizzazione del nuovo sottopasso in quella di Reggio Emilia; mentre con altri 10 milioni realizzeremo il Sistema di controllo marcia treno sulla tratta Guastalla-Reggio. Infine, la Cispadana: un’opera strategica per Reggio e per l’intera Regione, che vede già oltre 900 milioni di euro finanziati e un progetto definitivo redatto.

Fondamentale sarà la disponibilità di liquidità per le aziende: come Regione abbiamo già chiuso un accordo con i Confidi per un plafond da 10 milioni di euro in grado di generare investimenti tra 150 e 200 milioni. Ma ci aspettiamo un intervento tempestivo anche da parte del Governo e dell’Europa che finalmente, dopo settimane di titubanza, sembra poter imboccare la strada di una collaborazione proficua e adeguata alle circostanze straordinarie che viviamo. Non lasceremo indietro lo sport, in particolare quello di base: la nostra proposta è dotare le famiglie di voucher con cui pagare l’iscrizione dei propri figli alle associazioni sportive, sostenendo così indirettamente anche queste ultime. La tecnologia è un altro aspetto che mi sta particolarmente a cuore: l’emergenza di queste settimane ci ha mostrato quanto flebili e antiquate fossero certe resistenze all’interno del nostro modello produttivo e lavorativo, financo formativo. Lo smart working, il lavoro da casa, è destinato a prendere sempre più spazio, liberando tempo di vita per le persone, costi per le aziende, inquinamento e traffico nelle nostre città. E soprattutto vogliamo che nessun bambino e nessun ragazzo resti tagliato fuori dal diritto-dovere all’apprendimento: abbiamo stanziato 5 milioni a favore di chi non ha mezzi per acquistare schede sim e tablet per seguire le lezioni scolastiche a distanza. Per anni abbiamo assistito a una svalutazione della cultura e delle competenze, oggi la realtà ci ha violentemente ricordato la loro importanza. Ha ancora più rilevanza il progetto del terzo polo universitario nella sede del Seminario che ospiterà più di 1.500 studenti.



Ma per quanto importanti, le infrastrutture materiali da sole non bastano. È su quelle morali che si basa la forza di una comunità. Tutte le misure che stiamo predisponendo si basano sulla salvaguardia dell’idea stessa di comunità, sul principio universalistico che ogni persona sia unica e importante. Dall’inizio dell’emergenza, le direzioni sanitarie hanno raccolto quasi 30 milioni di euro di donazioni, ai quali ne vanno aggiunti più di 10 nel conto regionale della Protezione Civile. Non sono solo numeri di una generosità commovente, ma anche uno stimolo per noi amministratori ad alimentare i valori della solidarietà che tengono unite le persone di queste terre. Reggio Emilia ha peraltro una lunga e consolidata esperienza in questo senso, un esempio per il resto dell’Emilia-Romagna. Supereremo anche questa emergenza. Ci saranno lutti da elaborare con lacrime da versare. E ferite da rimarginare. Ma se uscirne più deboli o più forti, più uniti o divisi, dipende solo da noi. Da ciascuno di noi e da tutti noi insieme. —



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