«Giochi e sessioni online Così aiutiamo da casa i bambini con autismo»
Catia Albertini di ContestoAba: «Diamo sostegno alle famiglie in difficoltà» Ma c’è una regola che vale per tutti: «Non svegliarsi senza un’organizzazione»
REGGIO EMILIA
Ci ritroviamo tutti in un tempo sospeso: ogni giorno si ripete confusamente, in assenza di impegni, orari, abitudini che, prima, scandivano la vita dando un ritmo al nostro andare. C’è chi, però, soffre più di altri per questa situazione. Ci sono famiglie che, da un giorno all’altro, si sono trovate a non avere più alcun tipo di servizio. Famiglie che, prima dell’emergenza sanitaria, potevano contare sulla scuola, sulle sessioni di terapia, sulla palestra, sulla piscina... per occupare in modo funzionale il tempo dei propri figli disabili e autistici.
«La mancanza di routine potrebbe essere un problema per alcune persone con autismo, che a volte hanno bisogno di ripetere sempre le stesse cose per sentirsi bene», spiega Catia Albertini, psicologa e analista del comportamento che da più di dieci anni si occupa di persone disabili e autistiche.
Proprio per questo insieme alle colleghe Alessia Angeloro, Elena Biancolini e Sara Costi – con cui forma il gruppo ContestoAba, con sede a Cadelbosco Sopra – ha pensato di individuare nuove modalità per aiutare le famiglie e i bambini. Alla base del progetto c’è sempre “Aba” (l’acronimo sta per “Applied behavior analysis”, tradotto in “Analisi comportamentale applicata”) ovvero la scienza, internazionalmente riconosciuta e certificata dall’ente Bacb, che, attraverso l’utilizzo del metodo scientifico, ha come oggetto di indagine il comportamento e come fine quello di migliorare le azioni socialmente significative.
«Inizialmente – racconta Catia Albertini – abbiamo pensato di condividere indicazioni e suggerimenti sui nostri profili Facebook (ContestoAba) e Instagram e sul nostro sito internet (www.contestoaba.it), in modo da poter arrivare anche alle famiglie che non seguiamo già. Rendendoci conto che questa situazione non finirà molto presto, però, abbiamo pensato anche a come continuare a offrire i servizi che offrivamo prima. In base alle competenze del bambino possiamo fornire consulenza ai genitori, dando suggerimenti e spiegando tecniche per gestire questo momento; possiamo fare sessioni online in cui chiediamo al genitore di affiancare l’educatore, in modo da riprendere gli obiettivi interrotti e aggiungerne anche qualcuno più adatto al contesto; nei casi meno gravi, invece, chiediamo direttamente al bambino di partecipare alle nostre sessioni, che si svolgono online mantenendo gli obiettivi che erano perseguiti prima dell’emergenza sanitaria».
Perché è importante continuare a fare qualcosa?
«In questo momento i bambini e i ragazzi con fragilità si ritrovano senza più punti di riferimento. E i genitori, oltre magari a dover lavorare da casa, devono anche gestire al meglio il loro tempo, rinunciando spesso al riposo. Noi cerchiamo di dare ai genitori gli strumenti per insegnare al figlio abilità funzionali, partendo anche dalla quotidianità. Lavoriamo però molto anche sulle autonomie, in modo che il bambino possa riuscire a stare da solo, sollevando, anche per poco tempo, i genitori da questo impegno. Ritagliarsi dei momenti di riposo, infatti, è necessario e assolutamente salutare».
Quali sono le difficoltà maggiori, per voi e per le famiglie?
«In realtà dipende molto dalla famiglia e dalla situazione. Sicuramente per i genitori è difficile non avere mai, o quasi mai, una pausa. Per noi è ovviamente più difficile dare indicazioni, visto che non siamo presenti. Mi spiego meglio: l’Aba è una scienza che si basa su misurazioni e osservazioni, noi raccogliamo i dati anche “da remoto”, ma siamo meno precise di prima. Non c’è una letteratura scientifica che indichi come lavorare a distanza, usando le tecnologie, stiamo sperimentando. Ma devo dire che stiamo ottenendo buoni risultati. Possiamo contare sull’appoggio dei genitori, che in molti casi ci aiutano a raccogliere i dati e di conseguenza ci aiutano a dare indicazioni utili».
Per esempio?
«Dipende ovviamente molto dai casi. Stiamo dando molti suggerimenti per fare in modo che i genitori insegnino ai figli ad autointrattenersi, per un’oretta almeno. Questo è fondamentale per garantire il riposo alle mamme e ai papà, come dicevamo prima. Ma diamo anche supporto nella gestione dei comportamenti problema. In generale diamo indicazioni sugli aspetti più rilevanti in questo momento: come gestire una giornata intera, cosa fare con il bambino… fino a come insegnare a mio figlio a lavarsi i denti o fare i compiti da solo. Aspetti da non trascurare in questo periodo».
I bambini che solitamente a scuola sono seguiti da insegnanti di sostegno, a casa da soli come fanno?
«Dipende dal tipo di bambino. Ci sono alcuni che riescono a seguire le lezioni sulle piattaforme online, esattamente come i loro compagni, magari con obiettivi ridimensionati. Per altri bambini invece è più difficile. Per alcuni di loro, ad esempio, la vicinanza è fondamentale perché gli aiuti che puoi dare loro sono solo di tipo fisico. Gli insegnanti ce la stanno mettendo tutta, mandando materiale, video, canzoni, saluti… ma in alcuni casi è davvero molto difficile gestire questa situazione. Ecco perché noi scegliamo di usare i genitori come mezzo».
Può essere anche un momento positivo per i bambini e i genitori? La quarantena consente di trascorrere molto più tempo insieme rispetto al solito.
«Sì, questo momento è anche un’occasione: i genitori possono diventare protagonisti dell’apprendimento dei propri figli. La quarantena ci dà la possibilità di stare insieme, dobbiamo anche imparare a godere di questo tempo. Ovviamente con gli strumenti giusti è tutto più semplice».
E questo vale per tutti...
«Sì, per questo abbiamo pensato a un altro servizio, che abbiamo chiamato arrABAttiamoci. Lo scopo è quello di fornire consulenze a chiunque ne abbia bisogno, non per forza a famiglie con bambini autistici o con disabilità, a un prezzo veramente contenuto. L’argomento è come gestire il bambino in questo momento: come spiegargli cosa sta succedendo, come gestire i capricci, come spiegargli perché non si può uscire».
Qual è il consiglio per i genitori?
«Creare una routine. Dobbiamo imparare a darci degli orari rispetto ad attività specifiche, impostare un calendario di cose da fare, stabilire quali sono i momenti da passare col bambino, quali quelli dedicati al gioco, quali quelli del riposo, in modo che il bambino abbia regole e scadenze all’interno della giornata. Aiuta il bambino, perché gli dà sicurezza, e aiuta il genitore. La regola aurea è: non svegliarsi al mattino senza avere un’organizzazione precisa. E vale davvero per tutti». —
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