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«Quella lettera arriva in ritardo Io lasciata sola in ogni denuncia»

«Quella lettera arriva in ritardo Io lasciata sola in ogni denuncia»

Catia Silva, ex consigliera comunale, sulla lettera del sindaco «Mai avuta solidarietà da questa giunta copia-incolla»

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A distanza di pochi giorni dall’invio di una lettera aperta ai cittadini – da parte del Comune – con l’invito a non rivolgersi a chi propone strade facili per trovare risorse economiche in questi tempi critici dal punto di vista sanitario, economico e sociale, arriva una replica all’amministrazione da parte di Catia Silva, ex esponente leghista, ex consigliera di opposizione e vittima di minacce mafiose.

Se nella missiva il Comune consigliava ai cittadini di rivolgersi alle istituzioni in caso di necessità e tenere a distanza la malavita organizzata, che in questa situazione di generale difficoltà potrebbe attecchire facilmente, la Silva contesta all’amministrazione un certo ritardo in questa presa di posizione sulla legalità.

«Nella lettera – spiega Catia Silva – l’amministrazione cita il 2009 come anno di inizio della crisi economica. Forse chi ha scritto non ricorda che in quell’anno a Brescello si iniziò a parlare di soggetti che avevano ben poco a che fare con la legalità, di persone che non hanno esitato con metodi violenti di stampo mafioso a minacciare chi non la pensava come loro. Ma a chi provava a fare emergere queste situazioni veniva chiesto di tacere, di non infangare il nome di Brescello. Faccio presente agli estensori della lettera che per sconfiggere le mafie non servono solo lettere, serate con dibattiti e discorsi di sola facciata, ma servono dei fatti, realizzati con la schiena dritta». «In questi e quegli anni – aggiunge la Silva – non ho mai avuto dalle amministrazioni comunali brescellesi un briciolo di solidarietà, nemmeno da quella in carica, che considero un “copia-incolla” della precedente. Anzi, è sempre stato asserito che le minacce da me subite erano solo per avere consenso politico, hanno cercato in tutti i modi di infangarmi e isolarmi. Così come non tollero che questa amministrazione si giustifichi dicendo di essere “nuova”: al suo interno c’è chi ha fatto ricorso su ricorso contro lo scioglimento del Comune per accertate infiltrazioni mafiose, non presunte. La stessa sindaca faceva parte di quell’amministrazione comunale che firmò una lettera nella quale si affermava che gli episodi di cui ero vittima erano frutto del fatto che io volessi visibilità, e che organizzò una serata pubblica con il solo obiettivo di smentirmi».

«In questi anni – conclude Catia Silva – ho dovuto fare tante denunce per tutelare la mia vita, sono state inflitte condanne, ma dall’amministrazione comunale non è stata spesa alcuna parola nei miei confronti. Anzi, per ottenere il silenzio arrivano a denunciare chi chiede legalità e trasparenza. Tante cose non riesco a dimenticare: le interviste ad alcuni cittadini ben noti, dopo le amministrative del 2018, le svariate assemblee pubbliche dopo le minacce da me ricevute, i commenti negativi di alcuni amministratori nei miei confronti, la svariate lettere, anche la segnalazione alla Gazzetta, da una telefonata anonima poi risultata essere effettuata da un parente acquisito dei Coffrini, di un cd contenente immagini contraffatte che mi vedevano coinvolta. Così come non posso neppure approvare un vicesindaco che ha dichiarato di non aver tempo da perdere con chi ritiene che l’attuale amministrazione sia in continuità con quella precedente: non perda tempo con me, lo impegni diversamente. Ma non a dare lezione di come non farsi fregare dalle mafie. Il tempo mi ha fatto capire come evitare certe persone, metodi, discorsi e prendere le distanze da tutte quelle azioni che sono soltanto uno specchietto per le allodole». —

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