TAMPONE COSTITUZIONE CONFUSIONE
segue dalla prima
“È vero, mancheranno 45mila medici di base nei prossimi cinque anni. Ma chi va più dal medico di base? Senza offesa per i medici di base... Nel mio piccolo paese vanno ovviamente per fare le ricette mediche, ma quelli che hanno meno di cinquant’anni vanno su internet, si fanno fare le autoprescrizioni su internet, cercano lo specialista. Tutto questo mondo qui, quello del medico di cui ci si fidava anche, è finita anche quella roba lì”.
Quella roba lì? Ditelo ai nostri vecchi, ai nostri nonni, ai nostri genitori.
LA PARLATA DI SALVINI
L’ansia della Lombardia di uscire per prima dalle strette del confinamento (il termine lockdown lo lascio agli innamorati di Boris Johnson e Donald Trump) sembrano più provenire dal discreto fascino della propria superiorità che dalla certezza di essersi smorbata.
La Lombardia sabotando le misure del Governo, e anticipando quelle del vicino e altrettanto leghista Veneto, sembra praticare una guerra per procura: le motivazioni di Fontana echeggiano la parlata di Salvini. Il governatore mercoledì annunciando la riapertura per il 4 maggio ha proclamato: “È la via lombarda alla libertà”.
Via lombarda alla libertà (da chi?) che non è uguale a quella veneta, piemontese o emiliano-romagnola, men che meno alla nazionale, così che il Po di Boretto o il fosso di Suzzara, il Ticino e le risaie di Vercelli piuttosto che la linea immaginaria che divide le acque del Lago di Garda, isolassero la Lombarda dal resto del mondo, o immunizzassero noi – intorno – dai focolai lombardi.
L’ARTICOLO 12O DELLA COSTITUZIONE
Alla carlona la Lombardia, ma anche il sistema-Italia. Perché c’è nessuno che rispetti e faccia applicare il secondo comma dell’articolo 120 della Costituzione: “Il Governo può sostituirsi a organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l'incolumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell'unità giuridica o dell'unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali”.
ANTICA PASSIVITà
Il Governo doveva e deve avocare a sé il coordinamento dell’emergenza, perché di calamità internazionale si tratta. Ma non lo fa, sempre in ossequio a quei timori sulla “tenuta democratica”. Stessa passività che vide il Paese inerte negli ultimi anni Ottanta di fronte al folklorismo dei secessionisti e alle salivari minacce di Bossi sui fucili pronti nella Valtrompia. Ci risiamo, stavolta tocca alla Salute nordista autonomista.
È importante rileggere la sentenza della Corte costituzionale n. 39 del 2003: “Va premesso che situazioni di emergenza, specialmente connesse a calamità naturali, che reclamano la massima concentrazione di energie umane e di mezzi materiali, possono anche giustificare, secondo la costante giurisprudenza costituzionale, interventi statali straordinari suscettibili di arrecare compressioni alla sfera di autonomia regionale”.
Questa opzione resta sulla Carta, mentre ognuno corre, decide, ordina per sé. E dal fondamento della Carta alle relazioni quotidiane il passo è incredibilmente breve. Racconto la mia riprova personale. Durante una conversazione con un cugino ho avuto conferma di noi visti da fuori.
ORDINI E CONTRORDINI
Il cugino vive nella cinese Macao, ex colonia portoghese, di fronte a Hong Kong: il cugino è chimico farmaceutico e lavora in ambito universitario. Dice che osservata da là la barriera italiana alla pandemia dà l’idea di una inguaribile confusione. È vero: troppa gente che dichiara a raffica e “se ne intende”, l’opinione pubblica bombardata da notizie, atti e fatti contraddittori, e contrordini, apri e chiudi, chiudi e apri, conflitti a colpi d’ordinanze, “c’è troppa gente in giro”, “bisogna riaprire subito”, rimpalli di responsabilità. Mes e non Mes, sgambetti, compagnie di ventura e scaramucce tristi.
La politica nostrana analizzata da Machiavelli cinque secoli orsono ci soccorre sempre, ma non ci guarisce: “Son ben sostenuti gli assalti italiani, i quali non in frotta ma spicciolati si conducano alle battaglie, le quali loro per nome molto proprio chiamano scaramucce”.—
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