Aumentano le richieste di ospitalità in emergenza
Dall’1 al 31 marzo 2020 le telefonate sono arrivate soprattutto da persone giovani senza figli, che subiscono violenze fisiche dai conviventi
REGGIO EMILIA
Le richieste di aiuto da parte di donne nuove vittime di violenza si sono dimezzate (-53%), ma sono aumentate le richieste di ospitalità in emergenza da parte di donne italiane, più giovani, senza figli e che subiscono violenze fisiche. È questa la fotografia in chiaroscuro scattata dal Coordinamento dei Centri Antiviolenza dell’Emilia-Romagna, che ha analizzato i dati delle donne che stanno chiesto aiuto dall’1 al 31 marzo 2020 – durante l’emergenza Covid-19 – con lo stesso mese dell’anno scorso.
Il risultato addita quello che già le operatrici della Casa delle Donne di Reggio Emilia avevano ipotizzato: nell’isolamento forzato e nella difficoltà economica attuale, i conflitti relazionali si acuiscono e le donne che si trovano a dover convivere 24 ore su 24 con un uomo maltrattante chiedono anzitutto un’alternativa di alloggio, se percepiscono che la loro incolumità fisica è in pericolo. Com’è noto la pandemia non ha fermato l’attività dei Centri antiviolenza regionali, che hanno continuato a sostenere le vittime per telefono o via Skype. Mettendo a confronto i dati del mese di marzo 2020 con quelli dello stesso mese del 2019 si registra un calo delle richieste di aiuto provenienti da donne che non si erano mai rivolte in precedenza ad un Centro: -53% in quasi tutti i Centri.
Tuttavia un’analisi a campione, fatta sui dati di quattro centri (Reggio Emilia, Lugo, Ferrara, Modena), così come la testimonianza diretta di diverse operatrici, ha evidenziato che nel marzo scorso sono aumentate le richieste di ospitalità e specialmente le richieste di ospitalità in emergenza: il 28%, contro l’11% del 2019. Dalla stessa analisi emerge che le donne che hanno chiesto aiuto in marzo 2020 sono un po’ più giovani (l’età media è di 39 anni, contro i 43 anni del 2019); sono più spesso donne senza figli, mentre con figli sono pari al 69% (nello stesso periodo 2019 erano l’82%); subiscono soprattutto violenze fisiche (il 67% delle nuove accolte contro il 53% dello stesso mese del 2019). Come si può facilmente immaginare gli autori delle violenze sono ancor più in esclusiva coniugi e conviventi: il 70%, contro il 57% nel 2019. Un altro aspetto evidenziato dall’analisi è che, in tempo di Covid-19, le vittime straniere sono doppiamente penalizzate, poiché alla scarsa istruzione può aggiungersi una scarsa informazione sulle possibilità attivabili da parte delle istituzioni. «Rimane, per tutte, il problema del dopo ospitalità – commenta il Coordinamento – della difficoltà aumentata in modo esponenziale, in questo periodo di stallo generale, a costruire percorsi di autonomia oltre l’emergenza. Le case rifugio sono luoghi preziosi, pensati però per far fronte a situazioni contingenti e temporanee». —
Am.P.
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