Spiritualità e politica Formula inconsueta per la ripartenza di Reggio Emilia
La presidente dell’Istituto Cervi risponde all’appello del vescovo «Si apre una nuova stagione di riflessione dell'intera comunità»
La presidente dell’Istituto “Alcide Cervi” risponde all’appello del vescovo che la Gazzetta ha pubblicato il 5 aprile.
albertina Soliani
“Radici, memoria, fratellanza e speranza” sono i quattro pilastri della ricostruzione, le parole chiave per ricominciare. Così Papa Francesco in un'intervista a La Stampa del 20 marzo 2020.
Nella ricostruzione reggiana e italiana, che il vescovo Massimo Camisasca ha intuito e sollecitato, le parole di Francesco sono una bussola. Sono le parole dell'umanità che risuonano nel vuoto e nel silenzio di San Pietro. Laiche e spirituali insieme. Scaturiscono dall'esperienza forte del Coronavirus. I pensieri, la riflessione interiore, lo spirito si prendono il loro spazio. Una rottura con il tempo precedente.
IDEALI E PASSIONI
Reggio Emilia, terra di grandi ideali e passioni, di laboriosità e solidarietà, di eroici sacrifici per la democrazia, deve recuperare oggi il discorso morale e spirituale come chiave di volta della costruzione del futuro nel XXI secolo, dopo la pandemia. Così è stato 75 anni fa, la spinta ideale della Resistenza e della Costituzione ha costruito la rinascita del Paese.
Spiritualità e politica, un dialogo che a Reggio può sembrare inconsueto. Una fonte di acqua viva per la ricostruzione. Una nuova stagione di riflessione dell'intera comunità, un forum delle energie spirituali, nello spazio della laicità, che chiama in causa tutti. I luoghi della formazione e della ricerca, della cultura, dell'impresa, del sociale, le istituzioni, le religioni. La spiritualità, l'etica come dimensione che dà consapevolezza e forza all'agire pubblico e privato, individuale e sociale. È il lascito di queste settimane così sconvolgenti, la premessa indispensabile per riprogettare il futuro della città e del territorio.
FEDELTà ALLA TERRA
Queste radici, le radici della memoria, sono a Casa Cervi. Il luogo della Resistenza antifascista, della fedeltà alla terra, del noi come ragione della politica, del sogno della democrazia e della pace nel tempo dell'oppressione e della guerra, la visione di un mondo nuovo. Il trattore e il mappamondo, una famiglia di uomini e donne, una fraternità universale. Questo era ed è Casa Cervi.
Stiamo preparando una scuola di formazione etica e civile nella primavera del 2021, su ispirazione di Maurizio Viroli. Una scuola permanente di democrazia.
Stiamo lavorando ad un Museo rinnovato, rivisitato nella sua testimonianza del valore di una scelta fino al sacrificio della vita.
INCONTRO ONLINE
L'incontro con le nuove generazioni, anche online come in queste settimane, è il nostro principale obiettivo perché non manchi alla scuola e agli studenti il contatto diretto con la memoria, la chiave per il futuro. Reggio è riconosciuta nel mondo come la città dell'educazione. Dalle scuole dell'infanzia nate dalla ricostruzione del dopoguerra fino all'università, il cantiere educativo dovrà essere tra i primi ad essere aperto. Un pensiero nuovo, anche oltre l'esperienza degli ultimi decenni, per giovani che vivranno in una dimensione del mondo diversa dal passato, nella quale sono chiamati ad assumere grandi responsabilità.
Il rapporto dell'Istituto Alcide Cervi con il territorio, con la cultura e la vita civile delle comunità continuerà, anche in forme nuove. I sentieri della Val d'Enza sono la rete che unisce i Comuni dalla Bassa al Crinale nella riscoperta della rete della Resistenza che ha riscattato la nostra terra. La memoria di Dietrich Bonhoeffer che è passata da San Polo d'Enza, la terra nella quale, nei secoli passati, come scrisse, “nacque la libertà spirituale degli europei”, ci unisce all'Europa. Rinnovare questi legami vuol dire costruire il nostro futuro nella unità politica dell'Europa.
Il Festival di Resistenza, che ogni anno a luglio richiama nel Parco dei Campi Rossi le voci del teatro italiano, in collaborazione con Boorea, sollecita il sistema dei teatri e della cultura del nostro territorio a ripensare insieme la proposta culturale e teatrale nel tempo del distanziamento tra le persone, e a mettere a tema, come mai prima d'ora, le domande cruciali che l'esperienza globale della pandemia ha suscitato nell'animo di ciascuno di noi e dell'intera umanità. Il cambiamento delle persone, il senso dell'umanità che stiamo riscoprendo stanno già preparando le stagioni culturali e teatrali dei prossimi anni.
La nostra vocazione storica a lavorare sul paesaggio agrario, sulla grande eredità di Emilio Sereni che è custodita a Casa Cervi, trova nell'esperienza che stiamo vivendo una spinta fortissima per interrogarci a fondo sul destino della terra. Dal paesaggio del Parmigiano Reggiano alla ricostruzione del paesaggio in Puglia dopo la xylella, l'impegno del nostro Istituto metterà al centro della ricostruzione del futuro la cura del creato.
SALVANDO LA DEMOCRAZIA
Un grande tema, il tema della democrazia, dovrà abitare sempre di più la nostra mente e la nostra responsabilità. Dobbiamo ricostruire salvando la democrazia. Questo vuol dire sostenere la partecipazione anche al tempo delle distanze tra gli uni e gli altri, prendere decisioni condivise, raggiungere tutti, evitare vecchie e nuove esclusioni. Ci dobbiamo chiedere oggi: cos'è un popolo? Nel passato lo sapevamo, specialmente dalle nostre parti. Sentimenti, storia, legami sociali, uno scopo, la forza delle organizzazioni politiche e sociali, le tradizioni religiose. Con l'esperienza del Coronavirus stiamo riscoprendo i legami tra noi, l'essenziale che ci unisce.
Siamo stati scossi nelle fondamenta. Sentiamo tutti lo smarrimento del dibattito politico. Sentiamo il rischio dei populismi, dei sovranismi, degli autoritarismi, come sempre risposte inadeguate ad un bisogno di essere uniti. La ricostruzione dovrà camminare sulla strada maestra della Costituzione repubblicana. Costituzione alla mano, solo così possiamo costruire un tempo nuovo più sicuro, dove nessuna libertà dei cittadini vada perduta.
Democrazia vuol dire stato di diritto, legalità. In questi giorni l'Amministrazione Comunale di Brescello ha inviato una lettera ai cittadini, alle imprese, alle professioni, alle associazioni perché in tempo di difficoltà resistano alle offerte illecite della 'ndrangheta. Il nuovo progetto di ricostruzione ha bisogno di questa tenuta morale. Non scontata, come l'esperienza ci ha dimostrato.
Democrazia vuol dire stato sociale. È la “città delle persone”, è l'idea di comunità che è all'origine anche dello sviluppo economico. Sarà importante ripensare lo stesso sistema sanitario alla luce della pandemia, la comparazione internazionale ci aiuta. La salute come bene comune globale è il nuovo orizzonte per la ricerca e la sanità pubblica. La nostra terra ha lo spirito giusto per comprenderne tutto il valore.
Gli anziani sono ormai sulle spalle delle nuove generazioni, sane, forti, istruite, ma anche meno numerose. Il rapporto tra le generazioni ci interroga oggi in modo nuovo.
Da sempre Reggio Emilia è la città dell'accoglienza, della nuova cittadinanza. Da qui deve ripartire lo slancio per la piena integrazione degli immigrati, anch'essi protagonisti della ricostruzione. Li vogliamo lasciare ancora ai margini?
La ricostruzione del futuro a Reggio Emilia può parlare al mondo, non solo all'Emilia Romagna. Una strategia internazionale e globale non solo nell'economia, nella sostenibilità ambientale, nella ricerca, ma anche nel welfare. Con la capacità di battersi contro la povertà e l'esclusione sociale, come continuazione della lotta per la libertà. È la dimensione della fraternità universale che si respirava nella stalla e nel fienile di Casa Cervi in quegli anni decisivi.
ANDARE ALLE RADICI
Andare alle radici vuol dire imparare a custodire ciò che ci è più caro: l'umanità.
Accompagneremo la ricostruzione con il racconto sempre nuovo della Costituzione, che è molto reggiana: lo dicono i nomi di Nilde Iotti, Giuseppe Dossetti, Meuccio Ruini. Con la Costituzione in mano creeremo il lavoro, l'innovazione economica, lo stato sociale, la democrazia. Soltanto insieme essi camminano. A Casa Cervi sapevano che la prima cosa necessaria era il coraggio del cambiamento. E anche dopo il più grande sacrificio, sotto il portico o nei campi Alcide Cervi ripeteva: “dopo un raccolto, ne viene un altro”. Alla fine è questo che dirà come sarà la ricostruzione, se una ricostruzione ci sarà. —
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