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Covid, Credem stoppa la cedola e Iren riduce i margini sul 2020

Enrico Lorenzo Tidona
Covid, Credem stoppa la cedola e Iren riduce i margini sul 2020

La banca reggiana accoglie la raccomandazione Bce: azionisti a bocca asciutta L’utility ridurrà l’Ebitda ma per Mediobanca sarà tra i pochi a preservare l’utile

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Enrico Lorenzo Tidona

REGGIO EMILIA

Il futuro è incerto e chi può deve mettere fieno in cascina per attutire gli scossoni del mercato. Il coronavirus sta cambiando infatti gli scenari e l’impatto reale si saprà con le prime trimestrali 2020 che giungeranno verso maggio.

Le grandi aziende di sistema basate su Reggio Emilia stanno a loro volta allungando la coperta. Prima tra tutte il Credem, che quest’anno lascerà a bocca asciutta i suoi azionisti (alcune tra le famiglie più industriali più in vista della città, dai Maramotti in giù) avendo recepito la raccomandazione fornita dalla Bce in seguito all'emergenza legata alla diffusione del coronavirus. Il cda della banca reggiana ha deciso infatti di ritirare la proposta di distribuire un dividendo di 22 centesimi ad azione, determinando così l’accantonamento dell’intero utile del 2019 alla riserva straordinaria. Raccomandazione che tocca tutte le banche ma che a Reggio determina un rafforzamento dei coefficienti patrimoniali consolidati del Credem, con il Cet1 ratio che raggiungerebbe il 15,3%, aumentando di 49 punti base. Il capitale aggiuntivo, derivante dall’assegnazione a riserva dell’utile complessivo del 2019, «rappresenta l’equivalente di 1 miliardo di euro di potenziali nuove erogazioni di prestiti che porterebbero ad oltre 8 miliardi il plafond di finanziamenti messi in campo per sostenere famiglie ed imprese», sostiene la banca. Le banche devono garantire infatti liquidità sufficiente e a buon prezzo, e per le stesse passano buona parte dei fondi previsti dallo Stato per le emergenze (salvo che cittadini e piccole imprese vorrebbero più soldi in tasca senza dover ricorrere a più debito).

Per il 2020 anche Iren prevede un’indicazione dell’Ebitda tra i 910-920 milioni di euro e investimenti per 600/630 milioni di euro, in crescita di circa 100 milioni di euro rispetto al 2019. La progressione industriale quindi prosegue ma l’azienda dell’energia quotata in Borsa e controllata dai Comuni emiliani prevede un impatto del virus tra i 15 e i 20 milioni di euro sull’Ebitda assumendo una conclusione dell’emergenza Covid-19 entro il primo semestre di quest’anno. L’impatto del Covid dovrebbe quindi essere limitato sui risultati dell’utility, grazie a un portafoglio di business concentrato principalmente su attività regolate e quasi regolate. Il gruppo conferma pertanto il piano di investimenti previsto e i dividendi, senza i quali i comuni azionisti sarebbero in estrema difficoltà quest’anno. Basti pensare che in stacco c’è a breve una cedola pari a 7,7 milioni di euro per il solo comune di Reggio Emilia, che a causa del coronavirus ha previsto in questi giorni minori entrare a bilancio per 10 milioni di euro. Impossibile quindi per Iren stringere la cinghia sui dividendi, quasi impossibile invece per i comuni non farlo visto il calo delle risorse in entrata.

Alcuni comuni avevano già sfruttato i massimi in Borsa nel 2019 di Iren per vendere parte delle azioni non sottoposte al vincolo del patto di sindacato, mettendo via soldi da destinare a investimenti per il proprio territorio. E non è escluso che i sindaci rastrellino ancora risorse vendendo titoli Iren, soprattutto se, come scritto pochi giorni fa da Mediobanca in un report, la utility reggiana sarà tra le poche quotate che si salveranno. Mediobanca taglia infatti pesantemente le sue previsioni sugli utili delle società e delle banche quotate a Piazza Affari. E non solo per il 2020 ma anche per il 2021 in quanto Piazzetta Cuccia, discostandosi dall’opinione attualmente diffusa tra analisti ed economisti, non crede «in una ripresa a V» ma si aspetta una «ripresa a U» in quanto l’epidemia di Covid-19 produrrà «danni più profondi e strutturali» all’economia mondiale. L’utile per azione società grandi e medie quotate a Milano scenderà mediamente del 25% nel biennio mentre i profitti delle banche subiranno un crollo medio del 66%. Mediobanca salva le utilities, le infrastrutture, le società di tlc, quelle farmaceutiche e dei pagamenti. —

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