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Già diecimila firme sulla petizione per il sostegno alle parrucchiere

Paolo Ruini
Già diecimila firme sulla petizione per il sostegno alle parrucchiere

Manduca: «Mobilitazione generale anche delle estetiste» Una lettera aperta a Conte e Mattarella. Arrivati i 600 euro

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CASTELLARANO

Continua l’impegno dei sostenitori della petizione per salvare una serie di categorie di lavoratori che rischiano di essere distrutte dal Covid19.

Una prima notizia positiva è che sono arrivati i 600 euro per centri estetici, parruchieri, barbieri, barbershop, truccatori e tatuatori. L’altra è che la petizione sulla piattaforma Avaaz ha superato le diecimila firme e che continua l’impegno – come dichiarato da Maria Manduca, parrucchiera di Castellarano e referente per la regione Emilia Romagna – per raccogliere un numero maggiore di firme da presentare al governo. «Romina Paludi che ha avuto l’idea di proporre questa petizione – afferma Manduca – ha inviato recentemente anche una lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al Parlamento che noi condividiamo pienamente».

Nella lettera Paludi che lavora in un centro estetico a Roma, sottolinea che le categorie dei parrucchieri e degli estetisti: «Sono state completamente dimenticate da anni e anni, molti di noi hanno abbassato già da tempo le loro serrande e molti ancora, dopo questo periodo di emergenza Covid 19, non potranno rialzarle, gravando notevolmente sulle spalle del Governo aggrappandosi a redditi di cittadinanza, disoccupazione. Siamo qui, pertanto, a chiedervi di voler ascoltare la nostra voce, la voce della nostra disperazione. Dopo anni e anni di sacrifici e duro lavoro ci troviamo con le spalle al muro. Vogliamo ricordarvi che dietro un’estetista, un parrucchiere ci sono famiglie, figli che vogliono vivere e che ad oggi non riescono più neanche a sopravvivere. Abbiamo anche noi i nostri diritti ed è giusto che vengano da voi rispettati come noi rispettiamo i doveri che ci trasmettete. Concludiamo che comunque siamo consapevoli che il decreto Cura Italia e tutti gli interventi e stanziamenti che il governo ha intrapreso, sono qualcosa di eccezionale che non ha precedenti, non vorremmo mai sentenziare su quelli, anzi». «Quello che chiediamo – conclude – è solo una maggiore inclusione della nostra categoria per far sì che possiamo almeno risollevarci da questa angosciante situazione in cui tutto il mondo e la nostra nazione si trova».

La situazione di queste categorie dove lavorano centinaia di migliaia di persone è molto delicata perché, oltre la chiusura forzata, per aprire dovranno sostenere costi per apportare modifiche ai locali così da evitare il rischio contagi.

Si aggiunge il fatto che non avendo lavorato per mesi necessitano di un forte aiuto economico come notevoli sgravi fiscali e iniezioni di liquidità per poter permettere di ripartire. –

Paolo Ruini

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