Danni a colture e allevamenti dovuti agli animali selvatici
Con l’emergenza per il Covid 19 hanno avuto maggiore libertà di movimento Codeluppi (Atc 2 e Cia): «Fuori controllo volpi, uccelli e nutrie. È un’invasione»
CASTELNOVO MONTI
Animali sempre più vicini alle zone urbane, cinghiali e ungulati sempre meno “timidi” nell’entrare nei campi e nelle aree di colture, volpi sempre più aggressive. Si continua a ragionare, con una discreta preoccupazione per il futuro prossimo, della situazione faunistica nelle zone rurali reggiane, in primis in Appennino.
Ma non solo, anche la collina e la pianura segnalano problemi di vario genere. Alla base, l’inevitabile cambiamento dell’equilibrio faunistico provocato dalla pandemia globale, che per molti versi ha “restituito” agli animali selvatici un territorio dove invece la presenza umana era molto marcata. Anche nelle campagne, il blocco completo di trattori e operatori ha reso accessibili aree a cui prima le vari specie si avvicinavano con diffidenza, e l’interruzione delle attività di gestione faunistica, compresa la caccia di selezione, ha portato all’innalzamento del numero di animali.
Se la prima emergenza era quella per i campi coltivati, dove i cinghiali hanno provocato diversi danni, ora la questione sembra allargarsi alla presenza costante di bestie selvatiche nelle zone abitate.
I proprietari di pollai hanno dovuto seppellire tantissime galline uccise dalle volpi, molti volatili stanno cibandosi allegramente delle gemme e dei primi prodotti degli alberi da frutto e vi è poi un tema idrogeologico legato alle nutrie, che con il loro lavorio rischiano di far cedere gli argini di alcuni canali.
Anche con le nutrie, il contenimento è interrotto. Aprile è anche il mese degli innesti, da sempre cibo prelibato per caprioli e daini. L’interruzione delle attività era inevitabile, gli animali si sono adeguati al cambiamento, trovando molti meno paletti rispetto a quanto erano abituai nei normali giorni di antropizzazione massiccia anche delle aree rurali. Ma il bilancio a lungo periodo rischia di essere pesante, in un’annata che oltre all’emergenza deve fare i conti con un inverno con poche precipitazioni, che potrebbe condurre a un rischio di siccità estiva.
«Questi animali hanno ormai invaso l’intero territorio provinciale: ora vediamo i problemi, più avanti conteremo i gravi danni all’agricoltura, e non solo. Ma già adesso le conseguenze negative si fanno sentire», riflette Pietro Codeluppi, imprenditore agricolo reggiano, responsabile dell’Atc 2 Pianura Est (l’ambito territoriale di caccia) e dirigente regionale Cia-Agricoltori Italiani.
«Penso anche al numero delle volpi che è ormai fuori controllo ovunque. Così, come quello di fagiani, colombacci, corvidi. Per non parlare delle nutrie: rischiamo di vanificare il lavoro di contenimento che va avanti da diversi anni». E non solo: «Occorre anche considerare gli effetti delle pesantissime gelate primaverili e ora la siccità con danni alle produzioni. L’emergenza Covid inoltre ha limitato le opere di prevenzione», sottolinea Codeluppi. —
Adriano Arati
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