Ex bancario muore a 61 anni da un mese lottava con il Covid
Eugenio Benatti era stato trasferito da giorni in ospedale a Bologna, ieri il decesso Dal ’78 in banca, fu direttore. Si prestava sempre come volontario in parrocchia
GUASTALLA
Con discrezione, ma anche con tanta concretezza, ha vissuto nel cuore della sua comunità. E in tanti, con il pensiero o la preghiera, non hanno mai lasciato solo Eugenio Benatti, ex bancario di 61 anni, da oltre un mese in lotta con un nemico che nessuno poteva aspettarsi così devastante. Nella notte fra l’11 e il 12 marzo il ricovero in ospedale a Guastalla, ma le sue condizioni ben presto precipitano. Il Coronavirus ha un impatto violentissimo su di lui, nonostante abbia un fisico atletico, sia una roccia. Eppure... È talmente grave che pochi giorni dopo viene trasferito in ospedale a Bologna. La sua famiglia, la sua forza, per evitare contagi può solo assistere da casa, legati alle telefonate in reparto, a quell’altalena di buone e cattive notizie che si chiuderanno amaramente ieri mattina, con la comunicazione del decesso.
Una notizia, tremenda, che in paese “vola” via telefono fra gli amici e i conoscenti, sui social, negli incontri fugaci in mascherina e guanti fra le vie del centro. E anche il più indifferente non può non capire come Eugenio abbia lasciato un segno, come abbia seminato bene nella sua vita. La pallacanestro – perché allora, negli anni ’70-’80, la si chiamava così – è sempre stata la sua grande passione: la trafila nelle giovanili della Saturno Guastalla, il terzo posto ai Nazionali Allievi Csi di Lecco ’74, l’approdo in Promozione (miglior marcatore assoluto dei mitici derbies con la Sarmog), anche il misurarsi in D (a Viadana). Poi l’esperienza da coach sino a due anni fa. «Era il riferimento, l'allenatore in campo – dice Paolo Pavesi, ex della Saturno– quello che ti aiutava, ti spronava sempre a dare il massimo e alla fine se ti trovavi in difficoltà la palla la passavi a lui e sapevi che era come metterla in cassa forte». Gli fa eco Gabriele Golfieri, presidente ora dimissionario della Pallacanestro Guastalla: «Se ne va un pezzo importante del nostro sport, in modo ingiusto». Amore per la palla a spicchi ma senza perdere di vista gli studi e il diploma da ragioniere lo farà approdare nel 1978 nell’allora Cassa Rurale (l’attuale Emilbanca), dove sarà direttore della principale filiale. Impiego che lascerà quarant’anni dopo: «Eugenio era un punto di riferimento per tutti noi – rimarca il collega Giovanni Gandolfi – perché conosceva qualsiasi settore. Un bancario vecchio stampo che ci teneva tantissimo al rapporto con i clienti».
Non ultima la profonda fede cristiana, applicata – da uomo pratico qual’era – al volontariato per la parrocchia del Duomo,all’aiuto alle suore orsoline. Un cattolico praticante, misuratosi anche con il cammino di Santiago di Compostela. Religiosità condivisa con la bella famiglia (la moglie Emilia Alberici, i figli Luca, Silvia e Nicola, i due nipoti) e i fratelli (Giorgio, Stefano, Ubaldo e Mariagrazia).
Grazie Eugenio, chi scrive ti ha sempre apprezzato. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
