L’Arpae preleva i campioni nel canale coperto di schiuma
Attesa per gli accertamenti in via delle Corti dopo l’inquinamento del corso d’acqua. I residenti: «Si faccia presto chiarezza sull’accaduto»
CADELBOSCO SOPRA
I tecnici dell’Arpae hanno prelevato campioni d’acqua dal canale irriguo e di scolo di via delle Corti tra la frazione di Zurco e Villa Argine, invaso, lunedì, da una misteriosa schiuma bianca. I risultati delle analisi si potranno sapere solo tra qualche giorno.
L’allarme ambientale, lanciato da alcuni residenti, aveva fatto intervenire l’ufficio tecnico del Comune di Cadelbosco Sopra, i tecnici di Arpae, gli addetti del Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale e i carabinieri della locale stazione. Da una prima ispezione del corso d’acqua, gli addetti del Consorzio hanno potuto verificare che a monte, non c’erano stati particolari sversamenti inquinanti. L’ipotesi che era stata fatta dall’ingegnere Paola Zanetti, responsabile area gestione idraulica ambientale, tutta da verificare, è quella di un possibile malfunzionamento del depuratore di Cadelbosco Sopra gestito da Ireti la cui società, però, nel tardo pomeriggio, ha fatto sapere che i propri tecnici hanno controllato i depuratori presenti tra il capoluogo e Villa Seta senza riscontrare nessun guasto o malfunzionamento.
Che è successo dunque? Lavaggi abusivi? La consistenza della schiuma potrebbe essere addebitata alla presenza di tensioattivi contenuti nei detersivi. Non è esclusa l’ipotesi di qualche malintenzionato, che, nottetempo, ha sversato sostanze chimiche inquinanti nel canale irriguo, in barba ai regolamenti e alle disposizione in materia di polizia ambientale. Il problema è che il canale serve anche agli agricoltori per l’irrigazione dei campi ed eventuali sostanze tossiche o additivi chimici sciolti in acqua in modo irresponsabile rischiano di entrare nella catena alimentare attraverso le colture. «Chiediamo massima trasparenza e celerità nel conoscere la fonte e la tipologia del presunto inquinamento – dicono i residenti – nonché sapere chi sono gli autori dell’eventuale sversamento anche perché certi episodi non sono rari nelle aree dove sono presenti aziende vitivinicole a causa del lavaggio delle botti». —
M.P.
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