La santa trappola tesa al Pd (che un segretario non ce l’ha)
È come se per criticare la maggioranza sul taglio degli alberi a Reggio qualcuno proponesse ai voti l’enciclica ecologica di papa Francesco
punto di vista
dalla prima
Voto sulla mozione nella quale – molto strumentalmente – il rappresentante di Forza Italia Claudio Bassi aveva incartato l’appello del vescovo per la ripresa socioeconomica dopo l’emergenza del coronavirus. Come dire: vogliamo vedere se i compagni non votano insieme a destre e Lega per il monsignore. Una santa trappola. È come se si portasse al voto del consiglio reggiano l’enciclica ambientalista di Papa Bergoglio “Laudato si’” per mettere al muro la maggioranza sul taglio degli alberi sani o malati che siano. La chiudo qui, perché questa è operetta politica. Il melodramma vero è invece rappresentato dalla scelta del Pd di non votare perché l’azione era delle opposizioni e perché i democratici hanno due anime: una cattolica e quell’altra laica. L’iniziativa sembra fare emergere tensioni millenarie indigene, d’epoca matildica: ingerenze del potere religioso sul potere politico. Ma siccome non ci sono più un Gregorio VII o un Enrico IV, ma il coronavirus, bastava replicare con una contromozione: la dettagliata risposta che il sindaco Vecchi aveva indirizzato al vescovo (Gazzetta del 6 aprile, lo stesso giorno in cui Bassi ha depositato la mozione). Ma servono prontezza e linea. La mia è una vaga impressione: si è esaurita la propulsione nel momento in cui è finita la paura delle regionali del 26 gennaio e molti si sono sistemati o assopiti, e altri sono sospesi o dietro l’angolo. Al Pd serve un segretario provinciale. Mentre la città e la provincia un vescovo ce l’hanno già, e fa il vescovo. —
stefano scansani
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