Opere edilizie e lavoro per 2,5 milioni Ne usciremo a testa alta
La sindaca di Brescello risponde all’appello del vescovo Camisasca ai reggiani La generosità e la dedizione dei gruppi di volontariato locali sono fondamentali
La sindaca di Brescello risponde all’appello del vescovo Massimo Camisasca che la Gazzetta ha pubblicato domenica 5 aprile. Si tratta del primo intervento di un primo cittadino del territorio dopo le adesioni di rappresentanti di organizzazioni ed enti provinciali e del sindaco di Reggio Emilia.
ELENA BENASSI
Due elementi in questo momento sembrano emergere da una riflessione sul grave momento che stiamo attraversando: il come far ripartire la nostra vita di relazione e l’esigenza di far fronte alle criticità che il coronavirus ha indotto.
Sono questioni che trovano importanti messe a punto nell’appello che il Vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, monsignor Massimo Camisasca, ha indirizzato alle nostre istituzioni e alle nostre comunità. Si tratta di riflessioni che toccano punti essenziali dell’azione amministrativa di Comuni piccoli e grandi, nei quali le tensioni e i conflitti stanno affiorando, ma che richiedono di essere governati e ricondotti nell’alveo della corretta convivenza civile.
I nostri Comuni oggi sono in prima linea nell’affrontare i bisogni delle comunità, sono il soggetto pubblico a diretto contatto con i cittadini e sono chiamati a percepirne le esigenze e a trovare ad esse risposte nuove. Come nuovo e inatteso è il tempo che stiamo vivendo.
“Lavoro e non assistenzialismo”, è la prima esigenza che monsignor Camisasca ci indica. Ed è una ricetta giustissima, che si lega direttamente alla dignità dei nostri concittadini da salvaguardare attraverso la conferma di un loro ruolo attivo nella vita della comunità.
In questo momento i Comuni – il nostro Comune – sono impegnati a pensare al “dopo”; a comprendere con quali strumenti poter ridare vita all’economia locale e rafforzare, al tempo stesso, le basi su cui le nostre comunità si sono rette e si reggeranno.
A questo proposito le politiche per i servizi assumono un ruolo fondamentale; e lo assumono sia in termini di innovazione delle nostre strutture, sia allo scopo di assicurarne la possibilità di accesso a famiglie impoverite da questa crisi improvvisa.
Ma oggi proprio la presenza dei servizi ce ne ha fatto comprendere la qualità preziosa: non solo gli ospedali, ma anche le scuole, per come hanno continuato a funzionare. Le scuole al tempo del coronavirus hanno dimostrato che la loro essenza non sono gli edifici nei quali si svolgono i percorsi di istruzione, ma l’intera comunità costituita dai ragazzi e dai loro insegnanti. La scuola come primo passo della crescita sociale dei cittadini esce rafforzata da questi mesi di solitudine e di assenza di alunni e docenti.
Ospedali, case residenza anziani e scuole. Sanità, assistenza e istruzione. I terreni sui quali si è esercitato negli ultimi decenni un dibattito politico che ne ha indebolito il ruolo, ma che oggi vede messi sotto accusa i costanti tagli ai finanziamenti pubblici, lo spostamento di risorse dalla dimensione pubblica (per tutti) a quella privata (per pochi), la perdita di credibilità sociale dei suoi protagonisti: siano essi i medici del servizio pubblico, gli infermieri, gli operatori o gli insegnanti.
Il nostro Comune, pur a fronte di problemi legati alle risorse disponibili, cercherà di lavorare su questi terreni: dotarsi di strutture adeguate alle esigenze di sicurezza e di funzionalità e valorizzare gli addetti che nei servizi pubblici operano. Allora ad un investimento di oltre 2,5 milioni di euro sulle scuole che si tradurrà in opere edili – e quindi in lavoro – a partire dai prossimi mesi, lavoreremo per valorizzare il patrimonio umano che permette a questi servizi di funzionare.
Nessuno fra i nostri insegnanti perderà il proprio lavoro; ad essi, anzi, verrà chiesta una sempre maggiore qualità professionale, al livello delle nuove strutture a cui daremo vita.
E altri investimenti avvieremo – proprio nello spirito di uno sforzo straordinario da mettere in campo da qui a settembre – per la ristrutturazione del Palazzo Comunale, per il miglioramento degli spazi di aggregazione, per il rilancio delle attrezzature turistiche e culturali.
La cultura e il sapere devono stare al centro della nostra idea di futuro. Le nostre piazze vuote, i nostri parchi inutilizzati, i nostri musei deserti sono fra gli elementi più intollerabili in questo momento. Perché – lo sappiamo bene – la cultura è l’elemento che ha costituito il dato comune per le nostre terre; qualsiasi aspetto essa assuma.
Guareschi e Zavattini, Ligabue e Ghizzardi, i Gonzaga, i Bentivoglio e le loro residenze, i teatri, le chiese e i santuari. E poi il Po e la ragnatela dei canali delle bonifiche; e i luoghi del lavoro umano. Perché la nostra cultura è fatta di sapere, ma anche di saper fare; e sempre, in qualsiasi accezione, è momento di incontro, occasione di relazione e di scambio sociale.
A Brescello oggi mancano le migliaia di turisti che fra aprile e maggio popolavano la nostra piazza, il Museo dedicato a Peppone e Don Camillo, il Museo Guareschi e il Territorio, il Museo Archeologico.
E che portavano ricchezza ad un tessuto economico che in parte sul turismo ha vissuto; e – noi diciamo – tornerà a vivere.
Ma questa cultura, questa storia, questo sapere possono risultare ancor più rafforzati da questo passaggio difficile, perché da esso possiamo davvero uscire sempre più umani e consapevoli delle nostre debolezze, ma anche delle nostre ricchezze.
È la realtà di una comunità fatta di relazioni sociali, di solidarietà, di volontariato. E oggi questo settore sta pagando il prezzo più alto e richiede di essere sostenuto in tutte le sue espressioni: dai circoli per gli anziani alle associazioni degli informatori turistici.
La Protezione Civile Brescellese, l’Auser Brescello e il gruppo Scout “Poviglio Boretto 1”: in questo momento tutti hanno cercato di dare il massimo sostegno per agevolare la vita di chi sta manifestando bisogno. E lo stanno facendo con grande generosità e dedizione.
Ma nella nostra vita sociale vi sono pericoli che certamente non vanno sottaciuti: in questi giorni abbiamo lanciato un allarme nei confronti del rischio di infiltrazione della malavita organizzata, della ‘ndrangheta, in una realtà economica messa a dura prova da questa emergenza, che è anche crisi economica.
Abbiamo detto ai nostri concittadini che non esistono scorciatoie verso una ripresa piena della vita sociale che non sia fatta di impegno e di onestà.
Con le mafie non si fanno affari. Dalle mafie si viene devastati e distrutti. Questo è il messaggio forte che abbiamo voluto che arrivasse nelle case di tutti i brescellesi. Ma agli stessi brescellesi diciamo ancora che per costruire una comunità vera dobbiamo uscire dai comportamenti meno che onesti. Usciamone senza le furbizie soggettive di chi chiede benefici e aiuti senza averne diritto.
Usciamone dichiarando che l’evasione fiscale e il “lavoro nero” rappresentano una rapina di risorse ai danni dell’intera comunità, perché impediscono di avere le risorse per mantenere i nostri servizi, le strutture che tutti i cittadini poi fruiranno.
La rete di soggetti di cui monsignor Camisasca invoca la costituzione deve partire dal basso; perché le istituzioni possono poco se non sono i cittadini stessi a mettere in atto comportamenti solidali. A tutti gli effetti e da tutti i punti di vista.
Il nostro Comune opererà perché tutto questo sia possibile. Lo abbiamo già scritto ai nostri concittadini: “non promettiamo miracoli che non abbiamo gli strumenti per compiere”, ma assicuriamo il massimo impegno per affrontare le necessità di ognuno.
Se saremo coesi sapremo uscire da questo momento. E soprattutto ne usciremo a testa alta.—
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
