Accordo fra sindacati e Fca Tutto pronto per riaprire
Da lunedì negli stabilimenti Sevel di Atessa (Chieti): manca solo l’ok del prefetto Fim, Fiom e Uilm al Governo: «Evitare ripartenze a macchia di leopardo»
TORINO
Dopo la botta del coronavirus, Fiat Chrysler Automobiles riparte dalla Sevel di Atessa (Chieti). Si riprende lunedì con la produzione del furgone Ducato in Sevel e nei reparti connessi per la componentistica a Cassino, Pomigliano, Termoli e Mirafiori. Nello stabilimento torinese si faranno anche le preserie dei prototipi della 500 elettrica nell'ambito delle attività di ricerca e sviluppo già autorizzate. Fca lo ha annunciato ai sindacati metalmeccanici, spiegando che l’azienda seguirà la strada dell’autorizzazione prefettizia, informando il governo. Ed è proprio questo il punto.
Pur annunciando il premier Giuseppe Conte che la ripresa produttiva avverrà gradualmente a partire dal 4 maggio, in realtà molte aziende su e giù per l’Italia hanno ripreso l’attività in fabbrica ricorrendo all’autorizzazione dei prefetti. Risultato: un grande caos, dove la ripresa delle attività produttive è demandata alla sensibilità dei singoli prefetti senza direttive chiare e univoche. Proprio quelle che invocano i sindacati prendendo spunto dalla richiesta di Fca. In sostanza, le organizzazioni dei metalmeccanici non hanno nulla da obiettare sulla riapertura di Atessa e dei reparti collegati nelle altre fabbriche, anche perché hanno firmato un accordo con il gruppo dell’auto molto preciso e dettagliato sulle procedure e sugli accorgimenti da seguire per il rientro negli stabilimenti. Ma chiedono al governo che si attivi con direttive chiare e univoche valide in tutto il Paese.
Michele De Palma e Simone Marinelli, Fiom-Cgil, sono categorici. «Il governo deve fare chiarezza visto che si moltiplicano le riaperture con il silenzio assenso dei prefetti in molti settori industriali». Il sindacato, spiegano, si è assunto la responsabilità di realizzare linee guida per tutelare i lavoratori in fabbrica. «La valutazione sull’andamento epidemiologico e sulle condizioni generali per la riapertura dell’industria sono, però, nelle competenze del governo, altrimenti il rischio è che le ripartenze avvengano solo sulla base dell’andamento del mercato. Con le istituzioni a ogni livello è necessario garantire che il sistema della mobilità pubblica sia fornita con il massimo grado di sicurezza».
Stesso discorso da parte di Fim e Uilm. «Esortiamo il governo a dare una risposta chiara e univoca a livello centrale - dice Gianluca Ficco, Uilm - La riapertura di Sevel comporta il riavvio di reparti a Mirafiori, Cassino, Pomigliano e Termoli. Si tratta di realtà dislocate in regioni diverse e, per scongiurare la possibilità di pronunce diverse, sarebbe opportuno che il governo decidesse centralmente. La domanda di Fca verte sulla strategicità di Sevel, requisito in base al quale altri hanno già ottenuto l’autorizzazione».
Al di là di tanti discorsi, la fase 2 sta di fatto partendo con queste richieste di autorizzazione sempre più numerose ai prefetti. «Dobbiamo coniugare con estremo rigore sicurezza e lavoro - taglia corto Raffaele Apetino di Fim Cisl - Solo così potremo scongiurare il rischio di catastrofe sia sanitaria sia economica». —
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