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Domani inizia il Ramadan... a distanza

Domani inizia il Ramadan... a distanza

Il mese di digiuno e preghiere dei fedeli musulmani influenzato dal Covid: intanto la comunità dona alimenti e mascherine

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«Per essere un buon musulmano è necessario essere dei buon cittadini». È con questa premessa che i tre centri culturali islamici di Reggio Emilia, poli di aggregazione per la folta comunità islamica provinciale, hanno preparato i loro fedeli a quello che sarà un Ramadan unico nella storia, anche in città. Il tradizionale mese di digiuno e preghiere, forse in assoluto la prescrizione religiosa più sentita nel mondo islamico, inizierà domani ma risentirà, inevitabilmente, delle prescrizioni anti Coronavirus. Osservarle scrupolosamente, quindi, «è compito dei buoni cittadini».

A raccontare i cambiamenti introdotti quest’anno sono i rappresentanti del centro islamico “Al Nur”, del circolo sociale culturale islamico “As salam” e dell’associazione comunità islamica reggiana “Al Umma”. «Sarà un mese di digiuno atipico quest’anno – spiegano – all’insegna della quarantena ai tempi del Covid -19. Le figure spirituali in Italia e nel mondo sono alla ricerca di nuovi strumenti per coinvolgere i fedeli musulmani per osservare il digiuno e le preghiere a distanza, restando ognuno nella propria abitazione. L’emergenza Coronavirus costringerà infatti famiglie e comunità a rinunciare a ritrovarsi la sera nei centri islamici per condividere il pasto della rottura del digiuno e le preghiere».

I centri islamici si sono quindi attivati ormai da settimane per evitare assembramenti. Hanno sospeso tutte le loro attività spirituali e culturali, sia le cinque preghiere quotidiane che quelle del venerdì in cui è prevista una maggiore concentrazione di fedeli. Il sermone della preghiera del venerdì durante il mese di Ramadan sarà trasmesso in streaming su Facebook in modo da raggiungere tutti i fedeli nelle loro case.

«Gli imam e i responsabili dei centri islamici – raccontano ancora – si sono attivati per coinvolgere, attraverso i loro canali social, i fedeli che sono soliti frequentare i loro luoghi di culto. Come anche le letture e i momenti di riflessione collettiva saranno diffusi via web proprio come avvenuto in queste settimane dall’inizio della pandemia. Intendiamo rivolgere ai cittadini fedeli musulmani un invito al rispetto delle regole, delle misure emergenziali e al senso di responsabilità per sè e per tutti i cittadini poiché per essere un buon musulmano è necessario essere dei buoni cittadini».

Ogni anno inoltre i tre centri del Comune di Reggio Emilia erano soliti organizzare un momento di condivisione con la città, invitando i cittadini e i rappresentanti di altre confessioni religiose a una rottura del digiuno collettiva come gesto di dialogo e di fratellanza. Purtroppo, per il primo anno, questi momenti e altri di comunità non potranno essere organizzati per tutelare la salute di tutte le persone.

«Rivolgiamo un augurio a tutta la comunità reggiana di cui ci sentiamo parte – concludono i centri islamici – che sta affrontando con grande responsabilità questa emergenza sanitaria e sociale. Ed in particolare vorremmo rivolgere un augurio di buon Ramadan ai fedeli musulmani. Facciamo tutto il necessario per salvaguardare le nostre vite e quelle degli altri. Certi che il prossimo anno sapremo apprezzare tutto molto di più, soprattutto ciò che avevamo dato sempre per scontato».

Ma che cos’è, esattamente, il Ramadan? In sintesi è il nono mese del calendario islamico che si compone di 12 mesi lunari per un totale di 354 o 355 giorni. Il digiuno di Ramadān è, anche, il quarto dei cosiddetti cinque pilastri dell’Islam e si conclude con la festa chiamata ‘Eīd al-Fitr. Il Ramadan è il mese della purificazione, durante il quale oltre a praticare il digiuno alimentare, sessuale e spirituale dall’alba al tramonto si intensifica l’attività di preghiera, con la lettura del Corano con una preghiera serale in moschea (Tarāwīh) che avviene dopo il tramonto, con la meditazione e con la carità (Zakatu al-Fitr).

Gli scopi principali del digiuno di Ramadan sono “elevare lo spirito, insegnare a sé stessi l’autodisciplina e l’autocontrollo, riportare al centro la propria etica e morale, imparare a riconoscere e controllare il senso di sazietà e di fame, porsi almeno per il solo arco diurno nelle condizioni in cui vivono le tante persone al mondo al di sotto della soglia di povertà”. Inoltre, questo atto di culto induce al consolidamento dell’appartenenza alla comunità islamica, con il cambio del ritmo di vita e con il ritrovarsi insieme al tramonto.

Benché digiunare durante il mese di Ramadan sia un precetto per tutti i musulmani che godono di buona salute, tuttavia non è un atto di costrizione. Chi non lo potesse fare può comunque recuperare i giorni in cui non ha digiunato oppure può, in casi particolari, fare della carità sfamando dei poveri con i propri soldi. È consentito dunque non fare digiuno quando una persona è malata, se una donna è in stato di gravidanza, durante l’allattamento, durante un lungo viaggio e durante il ciclo mestruale. In questo periodo emergenziale, tuttavia, gli imam e le guide spirituali indicano di non prestarsi al digiuno o di interromperlo nel caso si presentino sintomi connessi ad un probabile contagio per Covid-19. —

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