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l’intervento 

Marchi sul bilancio 2020 «Adesso bisogna avviare la fase della solidarietà»

Dopo il sindaco Luca Vecchi anche l’assessore al Welfare  torna a parlare dell’impatto dell’emergenza sui conti del Comune di Reggio 

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REGGIO EMILIA

«Il 50% delle richieste di aiuto raccolte dai servizi sociali in queste settimane sono di persone e famiglie che prima non erano conosciute; i buoni spesa che stiamo erogando per il 60% andranno a persone che prima della crisi non chiedevano aiuto». E ancora: «Nei primi 3 mesi del 2020 abbiamo avuto un aumento del 30% dei trattamenti sanitari obbligatori, indice chiaro di fragilità in crescita. Un servizio che è cresciuto in queste settimane è il sostegno educativo domiciliare, perché le famiglie fragili, chiuse in casa, faticano ancora di più. Sappiamo che è in casa, tra le mura domestiche, che purtroppo avvengono fatti di violenza, soprattutto con vittime donne e minori». È quanto riferisce l’assessore al Bilancio, Daniele Marchi, facendo il punto sul bilancio al tempo del Coronavirus. Secondo le stime del Comune, l’emergenza costerà dai 10 ai 13 milioni in meno sul bilancio di parte corrente. Ed è per questo che Marchi si unisce all’appello lanciato nei giorni scorsi dal sindaco, Luca Vecchi, e dall’Anci, chiedendo aiuti al governo per gli enti locali. «Dobbiamo mettere in campo, in fretta, tutti gli sforzi possibili per evitare che la crisi sanitaria diventi una catastrofe sociale», afferma Marchi. Per l’assessore, «la fase due dovrà essere il tempo della solidarietà». Quanto alle conseguenze sui conti del Comune, quello che si profila viene definito «uno scenario insostenibile».

Secondo Marchi, infatti, «significherebbe tagliare servizi essenziali, ridurre il personale, privatizzare interi settori. E forse non basterebbe a evitare il crollo. Ed è esattamente il contrario di quello che dovremmo fare. Ovvero potenziare e ampliare tutti quei servizi che, assieme alla comunità, devono consentirci di non lasciare indietro nessuno». Sui calcoli, Marchi stila un elenco: «Oltre i 2 milioni l’impatto di minori entrate per il nostro sistema educativo; tra i 5 e i 6 milioni le stime di minor gettito tributario; ancora da stimare l’impatto del crollo dei botteghini sui bilanci delle nostre istituzioni culturali. A questi vanno aggiunti i probabili maggiori costi per fronteggiare l’emergenza e per il ritorno al lavoro in sicurezza: per i dispositivi di protezione individuale stimiamo 1 milione di costi non previsti, solo per le mascherine stimiamo 400mila euro; infine ogni ipotesi di dilazione di pagamenti genera tensioni alle casse comunali che, se non supportate, rischiano di non metterci nelle condizioni di pagare gli stipendi ai dipendenti».

Di qui l’adesione all’appello dell’Anci, che ha chiesto 5 miliardi di risorse per i comuni. «È un primo segnale la disponibilità del ministro Gualtieri a creare un fondo di 3,5 miliardi di cui 3 per i Comuni. Così come positive le disponibilità messe in campo dalla Regione. Ma non basterà. È altrettanto chiaro che Reggio Emilia non taglierà né privatizzerà brutalmente i servizi. Welfare, educazione, cultura, sport sono beni comuni sui quali il ruolo del Comune non potrà venire meno». —

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