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Le sfide dell’isolamento 

Studio, lavoro e socialità le famiglie si riorganizzano

J.D.P.
Studio, lavoro e socialità le famiglie si riorganizzano

Sara Marangoni, madre di tre figli, racconta come cambia la vita quotidiana «Ci sono molte difficoltà ma cerchiamo anche di cogliere le opportunità»

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REGGIO EMILIA

Per le famiglie, specie quelle numerose, il tempo del confinamento domestico ha imposto una radicale riorganizzazione lavorativa, della vita familiare e delle attività di studio.

Sara Marangoni, guastallese che lavora nel campo della formazione professionale, ha un figlio di 8 anni, che frequenta la terza elementare, e due figlie di 12 e 16 iscritte rispettivamente in seconda media e terza superiore. «Per le ragazze la scuola a distanza è iniziata quasi subito e naturalmente, data l’età, sono entrambe molto autonome. Seguire mattinate di lezioni online è comunque impegnativo anche per loro perché rispetto a quelle dal vivo ci sono meno tempi morti».

Diversa invece la condizione per un bambino delle elementari. «Per loro la didattica a distanza è partita molto più tardi e oggettivamente presenta maggiori difficoltà proprio per la poca autonomia. La scuola si è attrezzata dapprima con alcune piattaforme per poter “incontrare” i bimbi e recentemente stiamo sperimentando “We school” per il caricamento delle lezioni e dei compiti da svolgere».

Per i genitori l’impegno richiesto per assistere un bambino piccolo di questi tempi è maggiore. «Prima era quasi tutto demandato alla scuola – prosegue Sara Marangoni –. Mio figlio faceva lezione in classe. Poi al pomeriggio faceva i compiti al dopo-scuola poiché io e mio marito lavoriamo. Come genitori ci era richiesto un impegno marginale. Ora invece è tutto diverso perché il bambino deve essere assistito nella fruizione dei contenuti caricati dalla scuola e bisogna affiancarlo nei compiti». Questo mentre le famiglie sono impegnate spesso nel lavoro da casa o ancora presso le sedi aziendali. «Continuo a svolgere la mia attività lavorativa di formatrice a distanza. La nostra casa ci consente di avere spazi per tutti e abbiamo anche una fortuna: ognuno aveva già il suo computer portatile e il collegamento con la fibra funziona bene. Ma mi rendo conto che l’organizzazione familiare, con tanti componenti a casa nello stesso momento, può essere un problema».

Per i ragazzi l’isolamento prolungato inizia a pesare. «Il giardino aiuta, ma per un adolescente stare in casa chiuso per settimane non è qualcosa di semplice da accettare, soprattutto perché è quella l’età delle relazioni fuori casa e del rapporto con i pari. I miei figli mantengono vivi i rapporti con gli amici, pur se in modo differente, con le chat e le videochiamate. Però ci tengo a sottolineare che in questa condizione abbiamo trovato anche dei lati positivi e delle opportunità. Per quanto mi riguarda, aver ridotto gli spostamenti da Guastalla a Reggio mi ha consentito di avere più tempo a disposizione da dedicare a loro e a me stessa, ad esempio cucinando con loro o lasciandoli sperimentare. In famiglia svolgiamo più attività insieme, si sono create abitudini nuove, ad esempio il film che guardiamo alla sera, e ognuno dà una mano nello svolgimento di alcuni compiti perché vive la casa in misura maggiore». Le famiglie sperano che dai primi di maggio ci possa essere un allentamento delle restrizioni. «I ragazzi ne hanno voglia ma temo che per loro natura faranno fatica a tenere le distanze». —

J.D.P.

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