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Un malore ha stroncato l’allenatore Sergio Coppelli

Adriano Arati
L'allenatore Sergio Coppelli, morto a 73 anni
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L'allenatore Sergio Coppelli, morto a 73 anni

Casalgrande, ha allenato generazioni di ragazzi. La morte l'ha colto martedì 21. Il direttore generale della Casalgrandese Pierluigi Tarabelloni: "Era una persona squisita".

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CASALGRANDE. Il maestro di innumerevoli generazioni di atleti. Nella giornata di ieri tantissimi calciatori di ieri e di oggi hanno vissuto momenti tristi dopo aver saputo della morte del 73enne Sergio Coppelli, conosciutissimo allenatore del calcio giovanile di Casalgrande e non solo. Coppelli è stato stroncato da un malore nel tardo pomeriggio di martedì, dopo le prime fitte ha chiamato i soccorsi ma nemmeno il rapido intervento dei sanitari ha potuto arginare la crisi. Solo nella mattinata di ieri si è saputo del decesso.

I dirigenti calcistici della zona hanno scelto di informare le molte persone venute a contatto con Coppelli nei suoi quarant’anni di carriera come allenatore nei settori giovanili della zona. Coppelli era davvero un’icona del calcio della zona del Secchia. Da sempre residente a Casalgrande, era andato in pensione ancora piuttosto giovane e da allora si era concentrato sulla passione di sempre: il calcio. Un amore diventato ancora più forte dopo la morte prematura, una ventina d’anni fa, della moglie.

Dopo aver iniziato nella storica società della Giac, Coppelli aveva continuato a operare nelle varie società calcistiche nate dopo fusioni e cambiamenti di nome, sempre rimanendo fedele al suo impegno nel settore giovanile, gestendo diversi gruppi e diverse categorie di età. A inizio millennio, aveva anche gestito il progetto comune fra Casalgrandese e Arcetana, prima di rallentare progressivamente l’impegno. Dopo aver svolto il ruolo di coordinatore delle giovanili, da alcuni anni aveva interrotto del tutto l’attività, continuando comunque a seguire le “sue” squadre e il “suo” mondo. «Era una persona squisita, sempre rispettoso, mai sopra le righe, rispettato e conosciuto da tutti, dai suoi giocatori e dai suoi dirigenti ma anche dagli avversari», ricorda ora Pierluigi Tarabelloni, direttore generale della Casalgrandese.

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