«Per il matrimonio da favola bisognerà aspettare il 2021»
Linda Corsini, titolare di Pepilla Event Designer, ha chiesto di poter lavorare «Sono un’artigiana e non mi è concesso. Servirebbe una moratoria sugli affitti»
REGGIO EMILIA «Il matrimonio è il giorno dell’affetto. Certo oggi possiamo fare dei pic nic per rispettare le distanze e usare le mascherine personalizzate per evitare i contagi. Ma dentro di noi vogliamo tutti tornare a celebrare quella che per gli sposi e gli invitati resta il giorno degli abbracci». Linda Corsini nel mondo degli eventi è conosciuta per il marchio di fabbrica Pepilla, ma chi entra nel suo laboratorio di via Bismantova trova una giovane artigiana inserita in un micro-cosmo fatto di creazioni di carta e oggetti ricercati. Oltre la vetrina Linda vive invece di contaminazioni con gli altri bottegai che, in questi giorni, hanno quasi tutti le serrande abbassate. «All’estero sarei una wedding designer, ma in Italia è una figura ancora poco conosciuta rispetto alle più celebri wedding planner» ci racconta da casa l’insegnante che, sulla spinta di una collega, ha fatto della sua creatività un lavoro, fermato ora dal coronavirus. «Mi occupo della parte creativa, dagli inviti fino agli allestimenti. Una mia collega di scuola mi aveva chiesto di prepararle le partecipazioni e così feci. Poi il vero banco di prova è stato il mio matrimonio: ho fatto tutto io. E quando ho postato le foto sui social mi sono arrivate un sacco di richieste. Così ho preso il coraggio a due mani e ho aperto la partita Iva. Poi il primo settembre del 2018 ho aperto il mio laboratorio».
Ha investito su di sè, quindi, e su un lavoro in proprio. Ne è valsa la pena? «Sì, anche perché come lo faccio io, grafica e allestimento, sono ancor in pochi a farlo. Il web per me è stato una leva, la gente continuava a chiedermi di lavorare. C’è stato un boom e ho cominciato a spedire in tutta Italia. Poi col laboratorio mi sono localizzata più su Reggio. E ho scoperto che via Bismantova è proprio una vecchia via reggiana di quartiere. C’è un sacco di passaggio, fermento e molte botteghe: ci sono l’ottico, il dentista, la cartoleria, il ferramenta e il fruttivendolo che viene due volte alla settimana. O il fotografo, con il quale ho allacciato rapporti anche di lavoro. Anche nel nostro piccolo da cosa nasce cosa ma adesso siamo tutti messi in seria discussione con l’isolamento. È un piccolo mondo fatto di persone, servizi e lavoro che rischia di spegnersi».
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Qual è stato l’effetto sui matrimoni? «Semplice: si è fermato tutto da quando c’è stato il lockdown. Ora arrivano mail per preventivi ma è chiaro che la gente è giustamente con la testa sull’emergenza».
Hanno tutti rimandato il matrimonio? «Per ora il 70% ha spostato la data all’anno prossimo. Io ho mandato mail a tutte le mie spose consigliando di contattare i fornitori e riprogrammare la data, anche a quelle di agosto e settembre. Anche perché la paura è che se aspetti all’ultimo poi non trovi una data disponibile, visto che si accavalleranno agli sposi del 2021».
Niente lavoro quindi? «Poco per i matrimoni. Ma ne avrei per i compleanni, le explosion box, i bigliettini o i regali personalizzati e via dicendo, per i quali c’è ancora richiesta. Ma non posso andare in laboratorio, nonostante il pericolo di contagio al lavoro sia zero. L’associazione di categoria mi dice che non potrei nemmeno fare consegne a domicilio. Ho anche scritto alla prefettura, perché io sono da sola in laboratorio, che dista poco peraltro da casa mia. Ma sono un’artigiana e non ho il codice Ateco necessario. Sto cercando di fare qualcosa da casa per le consegne a due mesi ma senza tutti gli strumenti e i materiali non riesco a lavorare a modo».
C’è speranza per il settore quest’anno? «Di nuovi clienti ora non ne arrivano e faticheranno ad arrivare per diversi mesi, e anche gli sposi del 2021 forse mentalmente adesso non si vogliono mettere a organizzare feste e li capisco».
Ha avuto qualche aiuto dallo Stato? «Ho ricevuto i 600 euro e avevo incassato dei pagamenti fino a inizio marzo. Poi si è fermato tutto, ma l’affitto lo dobbiamo pagare e la ripresa sarà lenta. Secondo me dovrebbero prevedere una moratoria anche sugli affitti per incentivare poi a riaprire. Io come gli altri finché riesco pago ma se non ci sarà lavoro a sufficienza in tanti faranno fatica. Io sono una piccola realtà ma immagino i più grandi, con tanti dipendenti e tanti costi fissi».
Non c’è una via di mezzo per rendere un matrimonio come in passato? «Si può fare gli alternativi con mascherine simpatiche ma poi che fai? Elimini tutti i balli, tutte le foto di gruppo, gli over 70? La cosa più importante di quel giorno è stare assieme ad amici e parenti. Puoi rinunciare ai fiori e tante altre cose ma nessuno credo sarebbe disposto a rinunciare ad abbracciare gli amici o i genitori. O non invitare un nonno perché hai paura che possa contrarre il virus. Nessuna wedding planner può ovviare a questo problema e il rischio contagio è alto. Finché non si tornerà alla relazione fatta anche di contatto, sarà difficile avere il matrimonio dei propri sogni. Bisogna accettare dei compromessi. Io nel mio piccolo ho reso gratuite modifiche e altri servizi. L’abito e le fedi si possono mettere via intanto. Ma per tutti la speranza è che fra un anno torneremo a quegli abbracci». —
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