Addio all’imprenditore Alberto Bellentani
Era il patron della Beton, fondata col figlio morto 14 anni fa Contagiato dal Coronavirus, purtroppo non ce l’ha fatta
«A novembre avremmo celebrato 63 anni di matrimonio. Sarebbe stata una data memorabile e avevo già iniziato a pregustarla. Ora, lui non c’è più e non riesco a trattenere le lacrime quando ci penso. Ma so che l’affetto profondo della mia famiglia allevierà questo enorme dolore». Alberto Bellentani e Ivanna si sono incontrati quand’erano adolescenti e dopo l’unione, ufficializzata il 6 novembre del 1957, hanno trascorso insieme ogni attimo. Una vita allietata dalla nascita di figli e nipoti. Finché la ferocia del Coronavirus, il 18 marzo scorso, non ha strappato Alberto dall’affetto dei suoi cari, all’età di 87 anni.
I famigliari di Alberto sono stati i primi che hanno lasciato un accorato ricordo sul memoriale on line del Gruppo Gedi, per rendere omaggio a chi non c’è più. Bellentani era, inoltre, molto conosciuto tra Carpi e Rio Saliceto: fu il primo marmista della città dei Pio e con il figlio Graziano, mancato per una malattia 14 anni fa, fondò un’azienda proprio a Rio Saliceto.
«Negli anni i miei genitori hanno affrontato numerosi sacrifici – racconta il figlio Andrea – La mamma, conosciuta e stimata operatrice alla lavanderia dell’ospedale di Carpi, papà dopo un impiego di svariati anni alla Cmb fondò, in società con mio fratello Graziano, geometra, la ditta Beton Forme di Rio Saliceto portandola al successo. Ma proprio nel momento di maggior gloria per la ditta, è arrivata la malattia e la prematura scomparsa di mio fratello, che ci ha lasciato una ferita indelebile. I miei genitori, però, hanno continuato a rimboccarsi le maniche per aiutare i sette nipoti. Sono sempre stati nonni esemplari e genitori profondamente amorevoli, un esempio umile di famiglia unita e duratura dove il legame affettivo aveva superato le difficoltà anche ben oltre il mezzo secolo. Poi, a fine febbraio, dopo alcuni accertamenti, è iniziato il calvario. E pensare che non vedeva l’ora di rinnovare la patente per altri due anni».
La famiglia, con la nuora di Alberto, Donatella Dapinguente, ricorda l’infanzia di Alberto, nato a Carpi, «in una famiglia di braccianti. Crebbe in povertà insieme alle sorelle maggiori Anna e Francesca e durante l’adolescenza perse prematuramente la mamma affrontando così il suo primo dolore. Si sentiva responsabile di aiutare la famiglia e lavorava duramente, sacrificando il tempo dedicato allo studio».
Quando Alberto è scomparso, Donatella si è recata a casa di Ivanna per comunicarle la triste notizia, mentre per Andrea è stato certificata la positività. «Non potevamo comunicarglielo per telefono, dopo 63 anni di matrimonio – aggiunge Donatella – Volevamo portarle un conforto fisico. Da quando sono andata via da casa sua, mia suocera non è stata abbracciata da nessuno. Non ha ricevuto il conforto di amici che la sono andata a trovare. E questo è lo strazio provocato da questa malattia terribile». Oltre alla moglie Ivanna, al figlio Andrea e alla nuora Donatella, Alberto lascia Francesco, Lorenzo, Federica, Thomas, Matteo, Rebecca, Gaia. —
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