«Positivo al Covid, ho pensato di morire Grazie ai medici, i miei angeli custodi»
Rosario Iembo, residente in città, è tornato a casa dopo venti giorni di ricovero: «Se respiro è merito di chi mi ha accudito»
reggio emilia
«Non sono solo dei medici, sono degli angeli. Credevo di morire, pensavo di non farcela, ma loro sono sempre stati accanto a me e mi hanno salvato la vita». Voce rotta dalla commozione e lacrime in viso, Rosario Iembo non nasconde il pianto quando racconta del suo calvario in ospedale a causa del Coronavirus. Sulla cinquantina, fisico forte, è sempre attento a evitare ogni possibilità di contagio. Eppure il Covid lo ha colpito lo stesso rischiando di ucciderlo nonostante un corpo sano e robusto.
E adesso che è tornato a casa in isolamento, ancora positivo ma senza più sintomi, vuole solo ringraziare chi lo ha strappato alla morte. «Il 16 marzo ho smesso di lavorare – racconta – e un po’ come tutti ne ho approfittato per svolgere alcuni lavori domestici come pitturare la camera dei miei figli. Poi il 29 marzo, senza che sia stato a contatto con nessuno eccetto i miei familiari, mi è venuta la prima febbre e del raffreddore». Sintomi strani, al punto che Iembo decide per precauzione di auto isolarsi in una zona autonoma della casa.
«Per tre giorni ho dormito sul divano e mangiato da solo – prosegue – ma sono peggiorato. Avevo un mal di testa incredibile e un dolore alle spalle come se mi stessero frustando e a quel punto ho chiamato il mio medico di base, il dottor Foroni. Grazie a lui sono riuscito a fare il tampone e il 3 aprile sono risultato positivo». A quel punto Iembo si è precipitato al Santa Maria, seguendo l’iter previsto per i pazienti Covid così da non infettare nessuno: «Mi hanno fatto i raggi, poi la tac e tutta una serie di altri esami. Ma sono svenuto, la febbre non passava nonostante i farmaci e quindi mi hanno ricoverato il 3 aprile nel reparto di Medicina per insufficienza respiratoria».
Le condizioni di Iembo però continuano a peggiorare: «Dopo quattro giorni avevo la febbre a 40 che non scendeva, medici e infermieri mi sono sempre stati accanto fino a che non ho iniziato a sudare tantissimo e la temperatura si è abbassata per non alzarsi più». Ma quello che sembrava un primo segnale di guarigione si è trasformato in un incubo proprio la mattina di Pasqua.
«Stavo meglio così ho chiesto se potevo alzarmi per farmi almeno la barba – racconta – mi stavo vestendo e all’improvviso mi è venuto una specie di infarto. Gli infermieri sono arrivati subito ma io non vedevo quasi più, vedevo solo un filo di luce. Dopo un’ora ero già in cardiologia dove hanno scoperto che non avevo danni al cuore e hanno supposto una chiusura delle arterie. Non pensavo di cavarmela, grazie ai medici io sono resuscitato».
Da quel momento Iembo è stato ricoverato nel reparto di Pre-intensiva, dove è stato salvato una seconda volta da un altro attacco al cuore: «Credevo davvero di non farcela e invece sono migliorato e il 21 aprile mi hanno dimesso. Sono tornato a casa da mia moglie Vincenzina e dai miei figli Francesco, Teresa e Samuele, anche se essendo positivo sto ad almeno 4 metri e mezzo da loro. Voglio ringraziare i miei angeli custodi, tutti: gli infermieri Lucia Brillante, Marco Di Benedetto, Ramona Bocedi e Angela Marcellini, l’operatrice socio sanitaria Irene Testai e la dottoressa Maria Cristina Leone». —
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