Schiaffi e pugni per un debito da 80 euro, due arrestati
cadelbosco sopra
Sono volati pugni e schiaffi e c’è stato persino lo speronamento di un’auto la notte del 2 aprile scorso, nella zona di Zurco, e tutto per un debito di 80 euro. Fatti gravi che hanno portato al ferimento di un uomo di 26 anni, il debitore – per lui le cure al pronto soccorso dell’ospedale di Reggio da dove è stato dimesso con una prognosi di 30 giorni per la frattura scomposta dello scafoide – e all’arresto di altri due, l’imprenditore napoletano di 43 anni Ciro Di Ruocco, residente a Cadelbosco Sopra, e l’amico 30enne Vincenzo Di Cicco, residente a Cavriago.
I due sono stati incastrati dalle immagini delle telecamere di alcune aziende e dei varchi comunali. Nei loro confronti è scattato un provvedimento, chiesto dal pm Piera Giannusa e ottenuto dal gip Andrea Rat, di natura cautelare, eseguito nei giorni scorsi dai carabinieri di Cadelbosco, in collaborazione con i militari di Cavriago. Ora sono entrambi ristretti nelle rispettive abitazioni.
Ieri, durante l’interrogatorio di garanzia in tribunale a Reggio, hanno negato l’accusa più grave che viene loro contestata: il concorso in rapina aggravata. Assistiti dagli avvocati del foro reggiano Fabrizio Sessa (per Di Ruocco) e Pergetti Massimiliano (per Di Cicco), i due hanno chiesto la sostituzione della misura. Più decisa la posizione difensiva di Di Ruocco che ne chiede la revoca e va al contrattacco: «Il mio assistito mi ha dato mandato per procedere alla denuncia per calunnia nei confronti della parte offesa in punto all’accusa di rapina», non a caso il reato più grave dei quattro contestati a Di Ruocco e Di Cicco. Gli altri tre sono: lesioni personali, danneggiamento, violenza privata.
I due non negano il diverbio violento in cui ad avere la peggio è stato il conoscente (tra lui e Di Ruocco pregressi rapporti di lavoro) di 26 anni, salernitano residente a Cavriago, come Di Cicco.
Da quanto emerge dalle indagini condotte dai carabinieri i tre si erano dati appuntamento davanti al bar di Zurco alle 4 di notte, per la restituzione del debito. Un vero e proprio agguato, sostengono i militari dell’Arma, teso da Di Ruocco e Di Cicco nei confronti del 26enne.
Ma a chiedere l’incontro, affermano invece gli indagati, sarebbe stato proprio il giovane. Di certo c’è che il 26enne è stato picchiato in due riprese, avendo cercato senza riuscirvi di fuggire dai due. Nel parapiglia è poi salito su un’auto di passaggio costringendo il conducente alla fuga, tallonato e poi, addirittura, speronato dalla macchina degli altri due soggetti imbufaliti. Nel frattempo, secondo il 26enne, i due aggressori avrebbero anche fatto sparire il suo portafoglio e il cellulare dalla sua auto. «Dagli atti non risulta sia stata commessa alcuna rapina – sostiene l’avvocato Sessa – È solo la parte offesa a dire che è avvenuta e, per altro, a riferire che portafoglio e cellulare gli sono stati restituiti da un cittadino che li ha ritrovati. Una parte fumosa e negli atti solo accennata». —
Miriam Figliuolo
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