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«Abbiamo firmato cambiali se molliamo perdiamo tutto»

Am.P.
«Abbiamo firmato cambiali se molliamo perdiamo tutto»

Parla Roberto Ambra del bar “Ti amo caffè” in via Pansa, aperto un anno fa «Siamo una famiglia di cinque persone. I 600 euro? Servono per la spesa» 

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REGGIO EMILIA. «Quel prestito del 25%, se arriverà, potrebbe permetterci di sopravvivere. Quando si riaprirà di sicuro per molti bar la serranda non si alzerà più». Roberto Ambra è il papà di Chiara, titolare del bar “Ti amo caffè” di via Pansa 47, affacciato su piazza Papa Giovanni Paolo II. Come i ristoranti e i locali pubblici, i bar sono tra i più penalizzati dalla chiusura forzata per il Covid-19: in un primo tempo definiti gli ultimi autorizzati a ripartire, ora pare che anche per loro la data ipotizzata sia il 4 maggio. «Ho scelto davvero un bell’anno per aprire un bar. Averlo saputo prima non avrei fatto questa follia…», esordisce la titolare Chiara, talmente sfiduciata che preferisce far parlare il papà. La famiglia Ambra (genitori e tre figli) ha rilevato il locale a febbraio 2019 e nel primo anno «eravamo contenti. Fino a febbraio 2020, quando con la chiusura delle scuole (che per noi sono una voce importante di guadagno) siamo passati da 140 a 30 colazioni al giorno – racconta Roberto –. Prima avevamo una piccola piadineria in Largo Gerra, sufficiente solo per me e mia moglie. Per i figli, in prospettiva, abbiamo pensato di allargarci. E abbiamo preso impegni gravosi, non immaginando l’inimmaginabile». Per rilevare le licenze del bar, ha spiegato Roberto, «abbiamo firmato delle cambiali da 2mila euro più Iva al mese, per un totale di 150mila euro in cinque anni. La formula dell’affitto con riscatto è un modo per dilazionare i pagamenti e avere un’opzione sull’acquisto dell’immobile: la modalità più consigliata negli ultimi anni, quando già non era facile cedere i bar. Le mura sono a parte: paghiamo un affitto di 1.780 euro al mese». La liquidità consentirebbe ai baristi di «pagare parte dei debiti accumulati, le bollette e in più tutti i fornitori che sono rimasti in sospeso: e cercare di ripartire. Iva, Inps e Inail sono sospese, ma saranno comunque da versare più avanti. A parte che anche su quei 25mila euro ci saranno gli interessi: secondo la banca dallo 0,2% al 2%, si saprà quando li erogheranno e a quel punto non potremo rifiutare. Da restituire dopo due anni: secondo i miei calcoli saranno circa 400 euro al mese. Abbiamo presentato la richiesta tramite la banca il primo giorno utile, ci hanno assicurato che in settimana avremo la somma sul conto corrente; stento a crederlo. Nonostante la domanda sia stata inoltrata dal commercialista lo stesso giorno, i 600 euro sono arrivati a Chiara ma non alla mamma e collaboratrice Graziana. E comunque i 600 euro bastano appena per fare la spesa per cinque persone, perché così si spende per mangiare da quando, dal 7 marzo, siamo tutti e cinque a casa con le mani in mano; i 600 euro non bastano certo per la bolletta della luce del bar, che è pari ad un migliaio di euro al mese».

In questo quadro offuscato la grande incognita è se i clienti torneranno una volta arrivato il via libera delle autorità. «Se va bene il lavoro sarà ridotto al 40-50%: un incasso dimezzato. Per noi quest’anno sarà in perdita. Non so neppure se la gente si fiderà a entrare per prendersi un cappuccino; un bar è un luogo di incontro, è inevitabile, sebbene noi abbiamo la fortuna di avere uno spazio ampio che consente le distanze di sicurezza, cosa rara nei bar del centro». Secondo Roberto a maggio «spariranno parecchi bar. Noi andiamo avanti perché non abbiamo altra scelta: se molliamo e smettiamo di versare le rate perderemo il locale e tutto quanto saldato finora, per forza dobbiamo tentare la strada di accumulare debiti. A mio avviso sopravviveranno, tagliando i dipendenti, i bar storici con le mura di proprietà». —

Am.P.. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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