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L’istanza per il rischio-contagio 

Aemilia ’92, Greco resta in cella La Corte dice no ai domiciliari

Aemilia ’92, Greco resta in cella La Corte dice no ai domiciliari

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REGGIO EMILIA

La paura da contagio, in cella, dovuta alla pandemia da Coronavirus ha “toccato” vari procedimenti in odore di mafia, fra cui anche quello in corso nella nostra aula d’Assise e relativo ai due omicidi del 1992, cioè l’assassinio a Reggio Emilia di Nicola Vasapollo il 21 settembre ’92 e il delitto di Giuseppe Ruggiero a Brescello il 22 ottobre ’92.

Uno dei quattro imputati, vale a dire il 55enne Angelo Greco – considerato dagli inquirenti facente parte del gruppo di fuoco che agì a Brescello – si è infatti mosso e, attraverso i suoi legali, ha chiesto che la carcerazione venga sostituita dagli arresti domiciliari. Stiamo parlando di un boss, in quanto Greco – detto “Lino” – viene inquadrato dall’Antimafia come al vertice della ’ndrina di San Mauro Marchesato, nel Crotonese. Greco sta scontando una condanna definitiva a 30 anni (come mandante dell’omicidio di ’ndrangheta, a Cutro, di Antonio Dragone nel 2004) e si trova rinchiuso nel carcere torinese Lorusso-Cutugno. Ora è in attesa di giudizio a Reggio Emilia e proprio un collegio giudicante reggiano – composto da Cristina Beretti, Andrea Rat e Dario De Luca – si è espresso, respingendola, sulla richiesta di una misura restrittiva più soft da parte di Greco. Ovviamente i giudici hanno tenuto conto del parere della Dda di Bologna, inoltre hanno verificato le condizioni sanitarie del carcere piemontese. Un rigetto dell’istanza che lascia, quindi, inalterata la situazione di Greco: rimane in cella a Torino e seguirà come sempre l’andamento del processo tramite il videocollegamento.

Il procedimento – con rito ordinario – conosciuto come Aemilia ’92 sta volgendo al termine: il pm Beatrice Ronchi non ha ancora concluso la requisitoria, poi sarà la volta delle arringhe di parti civili e difensori, repliche, infine la sentenza. Oltre a Greco sono alla sbarra Nicolino Grande e Antonio Ciampà (accusati di essere i mandanti dei due delitti di 28 anni fa) e Antonio Lerose. Con rito abbreviato già condannati – a Bologna – il pentito Antonio Valerio (8 anni) e il boss Nicolino Sarcone (30 anni). —

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