Anche i parrucchieri all’attacco «Non vediamo l’ora di ripartire»
Le tre socie del salone “Hair Revolution” di Sant’Ilario: «Abbiamo diviso il salone, sanificato gli ambienti e fatto scorta di mascherine»
REGGIO EMILIA. «Finalmente. Non vediamo l’ora di riaprire. Noi siamo pronte». Orietta Bartoli, Claudia Vitale e Brunella Silvia sono tre parrucchiere, socie del salone Hair Revolution di piazza della Repubblica a Sant’Ilario d’Enza, che conta anche una dipendente ora in cassa integrazione. Il negozio è chiuso dall’11 marzo ma le tre amiche si sono date da fare, seguendo corsi online, organizzando la consegna a domicilio dei prodotti e preparandosi al distanziamento previsto per la ripartenza ballerina, fissata a quanto pare al 4 maggio.
«Abbiamo diviso il salone (per fortuna spazioso) in tre locali, sanificato gli ambienti, rimosso le poltrone della sala d’attesa, fatto scorta di mascherine e guanti, spazzole sterilizzate e imbustate, camici monouso, mantelline usa e getta, in più il macchinario per igienizzare ogni strumento: tutto questo ci è costato almeno mille euro».
Le parrucchiere hanno preferito non presentare la domanda per i 25mila euro. «Vorrebbe dire indebitarsi ancora di più: già abbiamo l’affitto e il mutuo sul negozio, preferiamo astenerci. Parlavano di una sospensione di tasse e bollette, che invece ci sono arrivate e abbiamo saldato dando fondo ai nostri risparmi personali: i risparmi di una vita. Invece abbiamo presentato tutte e tre la domanda per i 600 euro: è arrivata solo ad Orietta, chissà perché, e del resto la cifra è sufficiente giusto per la spesa mensile dell’intera famiglia a casa».
In questo periodo di forzata inattività le parrucchiere hanno assistito con un certo rammarico al lavoro delle altre attività rimaste aperte. «L’abbiamo vissuta come un’ingiustizia. Non per invidia, ma perché noi abbiamo avuto un fatturato zero, mentre aprendo con gli accorgimenti necessari qualcosa si poteva incassare. Soprattutto ci siamo sentite ingannate perché i 15 giorni di chiusura prospettati all’inizio sono diventati due mesi: non c’è stata chiarezza. Non c’è nemmeno adesso, con il rebus degli orari e dei giorni di apertura». Secondo le socie «ben vengano i sette giorni lavorativi, se ci consentiranno di servire un maggior numero di clienti nonostante i ritmi rallentati. Non sappiamo nemmeno come reagirà la gente. Per noi sarà come ricominciare daccapo».
Sull’aspetto economico le lavoratrici non si sbilanciano.
«Troppi punti interrogativi. E se a settembre tornasse il virus? Sarebbe la batosta finale. Di sicuro ci riterremo soddisfatte se, quest’anno, riusciremo a pareggiare i conti».
L’unica nota positiva di questi “mesi persi” è stato l’affetto della clientela. «Hanno continuato a cercarci, per telefono e tramite social, abbiamo toccato con mano l’affetto delle persone. Forse si è compreso il valore del parrucchiere: è importante per la gente sentirsi in ordine, nonostante non si possa andare al ristorante». —
AM.P.. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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