Negozi chiusi assalto all’online A sacrificarsi sono i corrieri
Ogni driver è impegnato in centinaia di consegne al giorno Sicobas: «Spesso senza dispositivi di protezione personale»
REGGIO EMILIA
Il via libera dopo Pasqua all’apertura di librerie e negozi che vendono articoli per bambini non ha placato il bisogno, più spesso la voglia, di acquistare online. Uno degli effetti della quarantena, infatti, è stato l’assalto ai siti di e-commerce, che hanno tenuto vivi sul mercato interi settori: quello della moda, ad esempio, peraltro bloccato nel suo aspetto produttivo, ma anche l’agroalimentare. In seguito all’emanazione dei decreti di contenimento anti-Covid e alla paura di venire contagiati, la grande distribuzione si è vista sommersa di richieste di consegne (Esselunga ha visto crescere la spesa online dall’1% al 20%), e le piccole aziende si sono dovute reinventare, consegnando a domicilio quello che, prima, avrebbero venduto nei mercati. E mentre l’economia mondiale è stata messa in ginocchio dal Coronavirus, nelle ultime settimane Amazon ha assunto 175mila persone.
Il boom di acquisti online è ricaduto però su corrieri e facchini, costretti a ritmi di lavoro forsennati. A fronte di un crollo del commercio interaziendale (business to business, spesso indicato con la sigla B2B), si è infatti registrato un notevole incremento delle consegne al consumatore finale (Business to consumer, B2C). Molte imprese di spedizioni con sede a Reggio Emilia hanno dovuto spostare in città risorse di altre filiali. E la cassa integrazione, richiesta dalla maggior parte delle aziende per la prima settimana di lockdown, è stata presto interrotta. Anzi ai drivers – già impegnati con centinaia di consegne al giorno a testa, di cui l’80% a privati – è stato chiesto di lavorare anche il sabato, in regime di straordinario. Ma molto spesso le consegne, che comunque espongono i corrieri e i facchini al rischio di contrarre il virus, non riguardano beni di prima necessità. «Dietro ogni acquisto on line – ricorda Sonia Trigiante del Sindacato Intercategoriale Cobas – dietro a un semplice clic su una tastiera, ci sono centinaia e centinaia di lavoratori, corrieri e facchini, costretti a lavorare ammassati nei magazzini di ogni filiale di distribuzione mettendo quotidianamente a rischio la propria salute».
Sì perché i dispositivi di protezione personale, per usare un eufemismo, scarseggiano. E così i corrieri si ritrovano a consegnare i pacchi senza mascherine né guanti, o a doverseli comprare di tasca propria. «A partire dal mese di marzo – commenta Trigiante – il Sicobas ha avviato una campagna di astensione dal lavoro, ad eccezione delle lavorazioni di merci essenziali, nel settore della logistica e trasporti, invitando a fare lo stesso anche tutti i lavoratori di altri settori che comunque comportano assembramenti o contatti ravvicinati, e che si trovano a lavorare in mancanza di adeguati dispositivi di protezione personale e ambienti salubri. Contemporaneamente in molte realtà italiane hanno spontaneamente incrociato le braccia lavoratori di molte aziende chiedendo tutele e possibilità di restare a casa. Il risultato è stato che molti imprenditori reggiani hanno sostituito i lavoratori in astensione con altri ancor più precari sfruttando l’impossibilità dei lavoratori di presidiare i cancelli delle aziende, oppure, con comportamento antisindacale, hanno tenuto fuori dal lavoro i delegati sindacali».
E stando a quanto riportato da corrieri e facchini, in molte realtà non vengono nemmeno svolte le dovute operazioni di sanificazione: «Situazione gravissima – conclude Trigiante – se si pensa che è più facile contrarre il virus nei luoghi chiusi, come lo sono i mezzi di trasporto, e in lavori a diretto contatto con l’utenza, come nel caso dei corrieri che consegnano a domicilio». —
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