«Il Pd c’era prima e ci sarà in futuro E non tutto deve finire sul giornale»
«In stand-by per rispetto della comunità, per evitare che qualcuno potesse rilevare forzata ogni mia posizione»
La risposta
ANDREA COSTA*
Sta tutto in quell’aggettivo qualificativo: Democratico. Abituati alla degenerazione dei capi in politica la cui parola vale per tutta una comunità, non cogliamo la fatica della democrazia interna ad un partito che impone che una posizione pubblica sia l’esito di un confronto.
Ma noi del Pd tenacemente, orgogliosamente, rivendichiamo quell’aggettivo che diventa un modo di essere, di fare politica. A qualcuno sembrerà una zavorra non compatibile con la modernità, a me sembra invece l’unica speranza per il futuro. Per evitare anche dalle nostre parti di ritrovarci con qualche rappresentante del popolo che dice di iniettarsi amuchina per proteggersi dal covid-19. Ecco perché, direttore, è sbagliato chiedersi dove sia stato in queste settimane il Pd senza ricordarsi che siamo l’unico soggetto politico articolato in circoli, assemblee, coordinamenti, segreterie: tutti istituti che si devono confrontare prima di poter esprimere una posizione, tutti istituti necessari a garantire la democrazia interna.
E del resto l’esempio è l’arma più forte che abbiamo per convincere gli altri della bontà delle nostre idee: se vogliamo difendere la democrazia dobbiamo essere democratici prima di tutto noi.
Logico che nel momento in cui il virus ci impedisce di riunirci, di dibattere, va maggiormente in difficoltà chi è abituato a farlo.
Poi mi si permetta, da frequentatore di redazioni essendo un giornalista da due decenni, di dirle amichevolmente che è incappato in un vizio tipico dei media: considerare reale solo ciò che raccontano. Il Pd in queste settimane è stato con i suoi militanti e i suoi circoli vicino alle nostre comunità ferite dal virus: ha raccolto fondi per la sanità provinciale e regionale, per la protezione civile, ha acquistato mascherine e le ha donate ai nostri Comuni, ha regalato iPad alle scuole per aiutare gli studenti più in difficoltà nella didattica a distanza. Solo che lo ha fatto, come spesso ci accade, preoccupandosi di fare bene e non di comunicarlo altrettanto bene.
E anche le azioni dentro alle Istituzioni non releghiamole al mero atto amministrativo: sono figlie di una cultura politica e dunque raccontano dell’appartenenza di quei sindaci e amministratori che le cita.
Il Pd, insomma, c’era prima, c’è stato ora, ci sarà in futuro. E se non fosse così integrato nel tessuto sociale del nostro territorio, caro direttore, lei come si spiega il consenso che raccoglie alle elezioni? Da un po’ di anni a questa parte veniamo narrati come slegati dalle comunità, però poi puntualmente questa narrazione viene smentita dalla fiducia che i cittadini ci consegnano ogni volta che sono chiamati a votare.
Possiamo, con grande serenità, chiederci se forse non sia sbagliata la narrazione? Io credo di sì.
Per quanto mi riguarda, e si noti che solo nelle ultime righe spendo alcune parole su me stesso e solo perché direttamente chiamato in causa, ha ragione quando dice che da segretario uscente, all’indomani della incompatibilità concretizzatasi con la mia elezione in consiglio regionale, mi sono messo in stand-by.
E l’ho fatto per rispetto verso la comunità, per evitare che qualcuno potesse rilevare forzata ogni posizione da me assunta in quanto, appunto, ero un ‘segretario uscente’. Aggiungo che pochi giorni dopo la mia elezione proprio il suo quotidiano ha ospitato diverse riflessioni di molti esponenti del Pd - e ha pubblicato anche le mie - che appunto richiamavano al necessario avvio di un rinnovamento degli organismi provinciali: a che titolo, dopo quelle riflessioni, avrei potuto agire il ruolo come se nulla fosse?
Da ultimo, la lettera che avete pubblicato era una comunicazione interna: qualcuno ve l’ha passata e voi, giustamente l’avete utilizzata. Ma a questo punto mi offre l’opportunità di due precisazioni, anche rispetto al suo editoriale: non tutto quello che facciamo deve finire su un giornale, come accade in ogni ambito della vita di chiunque.
Ebbene, rispetto ai fornitori molte cose sono state fatte a fari spenti, come era giusto che fosse. Così come sulla gestione della federazione molto passaggi sono stati messi a punto per garantire a chiunque avrà l’onore di rappresentarla di farlo senza un problema in più di quello che hanno le altre federazioni di un partito organizzato su una infrastruttura capillare e dunque anche bisognosa di risorse. —
EX SEGRETARIO DEL PD
DI REGGIO EMILIA
E CONSIGLIERE REGIONALE
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