Riaprono le grandi aziende reggiane Bonaccini: «Un primo passo avanti»
L’export ora è considerato strategico e alle imprese basta un’autocertificazione per riprendere il lavoro salvo le incognite sui figli
REGGIO EMILIA
La fase 2 è soprattutto ripartenza economica. Almeno a Reggio Emilia, dove il via libera alle aziende che producono per l’estero suona come un libera tutti in settori trainanti come il manifatturiero, strettamente legato alle vendite oltre confine. L’export è diventato infatti strategico, e molte aziende reggiane sono ripartite ieri o lo stanno per fare grazie a una semplice autocertificazione. Sono quindi migliaia i reggiani tornati dopo quasi due mesi sul posto di lavoro. Ma non solo: ci sono anche altri settori che hanno visto il via libera anticipato mentre il piccolo commercio è pronto alle barricate per le mancate riaperture. «Già da oggi possono ripartire i distretti e le imprese del settore manifatturiero la cui attività sia rivolta prevalentemente all’export, comparti fondamentali per la nostra economia regionale come automotive, ceramiche, moda e altri ancora - ha scritto ieri sui social il presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini - Ovviamente, rispettando i protocolli sulle misure di massima sicurezza per lavoratori e lavoratrici. Un primo passo avanti dopo che il Governo ha accolto la nostra proposta, che qui abbiamo condiviso nel Patto per il lavoro regionale».
Provvedimenti giunti anche su suggerimento della Regione Emilia-Romagna, che come le altre aree produttive sta subendo spinte e critiche dalle categorie economiche che vorrebbero riaprire tutte le attività in sicurezza. Sempre da oggi – ha scritto ieri Bonaccini – in Emilia-Romagna può riprendere la vendita di cibo da asporto (take away) da parte degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, anche artigianali, seppur dietro prenotazione e con accessi contingentati, per evitare assembramenti. Anche in questo caso, un primo passo avanti per bar, ristoranti, rosticcerie, friggitorie, gelaterie, pasticcerie, pizzerie al taglio, stavolta in seguito a un’ordinanza regionale. Tutto questo nella nostra regione, fatta eccezione per la provincia di Piacenza, dove, prudenzialmente, sono tuttora in vigore misure anti-coronavirus maggiormente restrittive. Dal 4 maggio, poi, ripartiranno l’intera manifattura, tutte le costruzioni e l’edilizia privata, oltre al commercio all’ingrosso, funzionali ai comparti che riprenderanno. Così come sarà permesso tornare a fare attività motoria e sportiva singolarmente».
La perplessità più limpida rimane quelle legata ai genitori che tornano al lavoro ma con i figli a casa. Lo stesso sindacato sta cercando di gestire le riaperture controllando processi in sicurezza, salvo le molte piccole imprese sprovviste di delegati. Difficile per le famiglie dire di no quando si viene richiamati al lavoro, salvo dover trovare soluzioni alternative alle scuole chiuse. «Siamo al lavoro con Comuni, gestori ed esperti per garantire servizi alle famiglie e ai genitori che riprendono a lavorare» ha anticipato ieri Bonaccini, conscio che la tensione sociale si giocherà tra recessione, lavoro e necessità famigliari. —
E.L.T.
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