«Una falsa e caotica partenza per gli esercizi commerciali»
I negozianti a caccia d’informazioni: «L’asporto parte oggi o il 4 maggio?» Confesercenti e Cna: «Ogni giorno che passa qualche impresa muore»
REGGIO EMILIA
«Il mese di maggio poteva essere il mese della ripartenza, invece sarà il mese dell’ennesima attesa. L’unica cosa che s’incrementa è la sofferenza delle attività: si poteva fare di più e accelerare». Roger Ganassi, presidente di Confesercenti Reggio Emilia, ha commentato così la “falsa” partenza degli esercizi commerciali: friggitorie, rosticcerie, gelaterie, pasticcerie, pizzerie al taglio sono autorizzate a vendere al cliente, purché la vendita avvenga su appuntamento o ordinazione, un ingresso per volta, con il divieto di consumare sul posto – tutto ciò per evitare assembramenti – con l’esclusione “delle attività localizzate in aree o spazi pubblici in cui è vietato/interdetto l’accesso” (ad esempio il bar all’interno di parchi chiusi).
Le associazioni di categoria sono state prese d’assalto dalle telefonate dei negozianti («come sempre, ogni volta che il presidente del Consiglio parla») a caccia di informazioni. Stavolta però il pasticcio è stato effettivo: perché le direttive del Governo, che entrano in vigore dal 4 maggio, erano state anticipate da un’ordinanza della Regione Emilia-Romagna datata 24 aprile, che apriva a questa possibilità a partire dal 27 aprile, cioè ieri. La Regione ha deliberato per prima, quindi da ieri l’asporto è possibile. “Una prima contraddizione – ha dichiarato Chiara Bulgarelli di Cna Alimentare –. È tutto il giorno che sono al telefono con attività che chiedono il da farsi, temendo di poter essere multate: e in questa situazione di incertezza il rischio esiste. Qualcuno dei nostri associati è partito». La stessa Bulgarelli ha affermato che «questa parziale apertura cambierà poco: chi faceva già consegne a domicilio si adatterà agevolmente, chi era chiuso potrà avere uno spiraglio di opportunità lavorative. È un primo passaggio, ma secondo noi sarebbe stato sufficiente vietare l’assembramento e consentire il take away fin dalla prima ora, come Cna ha richiesto più volte». Secondo Fabio Zambelli, presidente Fipe (la federazione dei pubblici esercizi associati a Confcommercio, che ieri ha emanato a livello regionale un commento di fuoco) il passo avanti non è da poco: “Cambia parecchio. Il delivery è molto dispendioso, sia che ci si appoggi a piattaforme sia che l’imprenditore lo esegua in prima persona, mentre l’asporto consente di calmierare i costi: è un aspetto sostanziale. Così le attività potranno lavorare in loco e offrire un servizio a chi lavora; ovviamente gli esercenti dovranno organizzarsi e fare informazione. E pensiamo di essere in grado di poter monitorare la presenza di un’unica persona dentro il locale. Confcommercio lo aveva proposto fin dal primo decreto». «Sul piano operativo non sarà molto dissimile da quanto si vede nei supermercati», ha commentato Ganassi di Confesercenti, per il quale il tema è un altro. «È chiaro che giunti in questa fase, dopo un mese e mezzo di chiusura totale, ci si aspettava un segnale più significativo. Avremmo gradito che il Dpcm indicasse una riapertura prima del 1° giugno e che fossero compresi parrucchieri ed estetisti. Sapendo che i tempi del rilancio economico saranno comunque lunghi: non è che il giorno dopo riprenderanno i consumi. Si fa fatica a giustificare questo posticipare e il discrimine delle categorie: ad esempio perché i libri sì e l’abbigliamento no? Non si comprende. Aggiungo che non a tutti sono arrivati i 600 euro e che la famigerata liquidità è in alto mare». Secondo Confesercenti “il 4 maggio era la data giusta per partire. Invece così ogni giorno che passa qualche impresa morirà sul campo». —
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