Gazzetta di Reggio

Reggio

L’EMERGENZA SANITARIA 

Educazione e welfare Servizi rimodulati «per non lasciare indietro nessuno»

Nicole Nasi
Educazione e welfare Servizi rimodulati «per non lasciare indietro nessuno»

Comune di Reggio e Cooperazione confermano il protocollo L’assessore Curioni: «Un prototipo per dare risposte concrete»

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REGGIO EMILIA

L’emergenza sanitaria ha costretto ognuno di noi a cambiare le proprie abitudini e il modo di condurre le attività quotidiane; a subirne le conseguenze maggiori sono senza dubbio le categorie considerate “fragili”, che oggi hanno bisogno più che mai di attenzioni particolari. Un pensiero nuovo e una flessibilità diversa, per non lasciare indietro nessuno, sono stati i punti alla base del rinnovato protocollo per i servizi educativi e socio assistenziali, discusso e attuato dal Comune di Reggio in accordo con la cooperazione sociale, tra cui Confcooperative Reggio Emilia e Legacoop Emilia Ovest.

«Dal 24 febbraio fino a oggi i servizi non si sono mai fermati, perché riteniamo siano fondamentali — spiega Raffaella Curioni, assessore all’Educazione — Questo protocollo è un prototipo per dare risposte immediate a una categoria sociale che non può essere abbandonata. In primis si è parlato di sicurezza, quindi di come agire tutelando la salute, di come agire concretamente, del mantenimento dei posti di lavoro ricoperti dagli operatori e di come consolidare questo modello di lavoro».

Facendo un rapido conto sono circa 200 gli assistenti in campo educativo e un centinaio in quello sociale, per non parlare delle oltre 1000 persone che frequentano i centri diurni e i 418 minori seguiti costantemente. «Una rimodulazione dei servizi, seguendo il quadro normativo nazionale, ci è sembrata la soluzione migliore — spiega Daniele Marchi, assessore al Welfare e al Bilancio — Nei mesi di febbraio, marzo e aprile sono stati stanziati 800mila euro, già presenti prima dell’emergenza Covid-19, che ne stanno garantendo la continuità, permettendo così una ramificazione delle attività e dei singoli contratti di lavoro, non abbandonando nessuno».

Nello specifico, per quanto riguarda i centri diurni, in accordo anche con le aziende sanitarie, a fronte di una valutazione specifica per ogni singola situazione, si è attuata una riconversione a distanza grazie all’ausilio della tecnologia, dell’implementazione dei servizi domiciliari di aiuto alla persona e in alcuni casi, più difficili da gestire da parte delle famiglie, persino di ricoveri cosiddetti di sollievo. «Non era scontato il mantenimento di questo protocollo o comunque una sua rivalutazione — affermano Patrizia Fantuzzi e Loretta Losi, presidente del settore sociale e sanità Confcooperative di Reggio Emilia e responsabile settori cooperativi di Legacoop Emilia Ovest — Si è aperto immediatamente un dialogo per far fronte all’incremento delle fragilità che il Coronavirus ha causato e continua ogni giorno con l’evolversi della situazione. Questa co-progettazione è un punto di partenza, perché ci dà modo di pensare al futuro in maniera diversa ma abbattendo le barriere».

L’amministrazione e i gestori stanno infatti già pensando a come potrebbe essere la fase 2, in particolare modo a una riapertura graduale dei centri diurni, ad una eventuale organizzazione dei centri estivi per bambini e ragazzi e come tornare alle relazioni sociali continuando a mantenere le distanze. Un primo progetto ha riguardato 30 minori con fragilità che, a partire da ieri mattina, sono stati accompagnati da alcuni operatori nei cortili delle scuole per proseguire il percorso pedagogico stando insieme. ùI dispositivi di sicurezza, come le mascherine, creano di per sé una barriera, ma grazie alla creatività, allo scambio di idee e alla continua collaborazione tra soggetti e operatori si è riusciti a superarle creando e apprendendo nuove possibilità, così da non lasciare nessuno indietro ancora una volta. —





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