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I cappelletti antifascisti diventano spille e calamite

Daniela Aliu
I cappelletti antifascisti diventano spille e calamite

Le disposizioni sanitarie impediscono di svolgere la cappellettata del 1° Maggio Una iniziativa virtuale «per non dimenticare e celebrare la festa dei lavoratori»

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La cappellettata antifascista del prossimo 1° Maggio diventa l’occasione per distribuire gadget tricolore a scopo benefico. A causa dell’emergenza-coronavirus, la cappellettata antifascista sarà organizzata dall’amministrazione comunale di Gattatico in modo virtuale. In ottemperanza alle disposizioni sul distanziamento sociale, quest’anno l’evento, che ogni anno richiama tantissimi cittadini, non si potrà svolgere nel modo tradizionale. E della cappellettata antifascista il Comune di Gattatico spiega alla Gazzetta: «Abbiamo pensato come mantenere viva una tradizione così sentita e allo stesso tempo garantire quella raccolta fondi a favore delle famiglie in difficoltà che è sempre stata la finalità della manifestazione. Con un po’ di fantasia, si sono trasformati i cappelletti in brodo in cappelletti virtuali (un po’ indigesti, ma efficaci). Il cappelletto in brodo sarà sostituito da un gadget tricolore a forma del tradizionale cappelletto reggiano (proposto in due versioni), a spilla o con una calamita, in modo che possa o essere portato al petto o appeso in cucina, come simpatica memoria di questi tempi difficili».

Un’idea originale e moderna che porta l’impronta dell’identità reggiana e che sicuramente non passerà inosservata. Tutti possono partecipare al “1° Maggio antifascista e solidale” di Gattatico.

Un po’ di storia: il quadratino di pasta all’uovo ripieno di carne e parmigiano reggiano chiuso a cappello, servito in brodo di cappone bollente, è il piatto per le occasioni speciali che accompagna le festività emiliane. Nella tradizione rurale era considerato una specialità troppo ricca e costosa per la quotidianità, pertanto era presente solo nelle feste del calendario religioso (Natale, Pasqua, patrono) e laiche. Dal 1891 la Festa del Lavoro approda anche in Italia e nelle realtà rurali viene festeggiata con il principe della tavola, il cappelletto in brodo. Successivamente il regime fascista cercò di imporre il divieto di celebrare ricorrenze d’ispirazione socialista. Dagli anni Venti del secolo scorso i cappelletti diventano l’emblema gastronomico dell’antifascismo. Si racconta che nella Bassa reggiana, dove vivevano i fratelli Cervi – nel giorno della Festa dei Lavoratori (divenuta la festa fascista denominata “Natale di Roma”) un piccolo cappelletto sostituiva il tradizionale, ma vietato e pericoloso, garofano rosso sui baveri delle giacche e sugli abiti. I cappelletti divennero così un simbolo immediato e riconoscibile, al punto che i fascisti organizzarono squadre di “stanga caplètt” (bastona cappelletti) con il compito di controllare che nelle case delle famiglie “rosse” non fossero serviti in tavola, così da stroncare anche l’aspetto più conviviale della ricorrenza.

«Il 1° Maggio a Gattatico – spiega il Comune – è contraddistinto da riti che tradizionalmente ne definiscono il programma, la corsa ciclistica e la distribuzione dei cappelletti antifascisti. Purtroppo quest’anno, in tempo di coronavirus, tutto questo non sarà possibile. La corsa è stata cancellata, ma i cappelletti rimangono una vecchia abitudine antifascista. Non appagheremo il palato, ma manterremo e divulgheremo il significato del cappelletto antifascista reinventandolo come spilla da portare orgogliosamente sul bavero della giacca (come insegnava papà Cervi). Per non dimenticare, per festeggiare la festa dei lavoratori, per rivendicare il diritto del lavoro, è possibile prenotare le spilla o le calamite antifasciste al telefono». —

Daniela Aliu

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