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La vicenda e i suoi retroscena 

«Libertà di culto» E Camisasca tirò in ballo anche Togliatti...

Stefano Scansani

Dalla curia sono partite  le sollecitazioni  per il mondo politico Il vescovo ha chiamato in causa l’articolo 7 della Costituzione

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Stefano Scansani

Stessa fonte. Il protocollo di sicurezza anticontagio per fare ripartire le messe con i fedeli è stato redatto dalla diocesi di Reggio. E dallo stesso palazzo vescovile già lunedì mattina – all’indomani dall’insoddisfacente conferenza stampa di Conte - è stata inaugurata la campagna di persuasione sull’efficacia delle “buone pratiche”. Così le ha definite monsignor Camisasca. Al riguardo non soltanto la Conferenza Episcopale Italiana ha risposto per prima e subito al premier, ma anche la curia reggiana si è mobilitata. Già l’altro ieri è avvenuto un teleconfronto fra i componenti della Conferenza Episcopale dell’Emilia Romagna e, probabilmente, monsignor Camisasca si è pigliato l’incarico di parlare con la stampa. È cominciato a circolare il documento riservato.

Più mirato che riservato. Tanto che il protocollo di sicurezza anticontagio commissionato a Sil Engineering Srl di Reggio Emilia “al fine di consentire di celebrare la santa messa nelle chiese nella massima sicurezza oggi possibile” avrebbe velocissimamente raggiunto il capogruppo Pd alla Camera Delrio e quindi il suo collega al Senato Marcucci. Ancora il progetto è stato indirizzato alla ministra degli Interni Lamorgese con la quale già sarebbe stato in corso un importante contatto, prima dell’illustrazione della Fase 2 da parte di Conte. Da ciò la sorpresa e la dura reazione dei vescovi sul “niente messe col popolo, per ora”.

Il documento riservato è composto da 15 pagine. Due costituiscono la lettera al committente, cioè il vescovo di Reggio Emilia – Guastalla. Tredici sono dedicate alle misure da mettere in atto nelle chiese selezionate per la ripresa delle funzioni liturgiche. La data che segue il timbro e la firma del responsabile della Sil Engineering Srl è quella del 26 aprile. Strano. Il giorno stesso nel quale Conte ha tenuto la conferenza stampa durante i notiziari televisivi della sera.

Sono gli ambienti della curia reggiana a spiegare la concomitanza, anzi, la coincidenza. Le varie bozze del documento della diocesi di Reggio nei giorni precedenti erano state inviate alla segreteria della Cei che le ha fatte proprie e via via sottoposte al ministero degli Interni. Per la gerarchia della chiesa cattolica italiana era quindi prevedibile che Conte qualcosa annunciasse circa il via libera, oltre che ai funerali (con non più di 15 persone), anche alla ripresa della celebrazione delle messe con fedeli con le misure di sicurezza e protezione proposte.

Cioè: selezione delle chiese più idonee (non sono tutte uguali) partecipazione alla messa con prenotazione, posti assegnati con numeri, distanziamento, igienizzazione, ingresso ed uscita disciplinati, segnaletica, comunione lasciata cadere nelle mani dei fedeli, autocertificazione del parroco o comunque del sacerdote celebrante, costituzione del consiglio diocesano per l’emergenza Covid-19.

Per la redazione del protocollo la curia si è affidata a un’azienda specializzata nella sicurezza e nell’igiene del lavoro che ha già compilato progetti analoghi per la riapertura di aziende sul territorio.

Il vescovo Camisasca ieri, dialogando con il nostro giornale, si è espresso molto severamente: “Alla Chiesa spetta di determinare le modalità di attuazione della libertà di culto, non contrastando le leggi dello Stato. Come ha scritto la Cei nel suo comunicato di domenica notte: “Alla Presidenza del Consiglio e al Comitato tecnico-scientifico si richiama il dovere di distinguere tra la loro responsabilità – dare indicazioni precise di carattere sanitario – e quella della Chiesa, chiamata a organizzare la vita della comunità cristiana, nel rispetto delle misure disposte, ma nella pienezza della propria autonomia… Abbiamo vissuto un periodo di emergenza, e ora ne stiamo uscendo. Stiamo attenti a non toccare ciò che volle Togliatti: l’articolo 7 della Costituzione, che riconosceva i Patti Lateranensi”.

Ieri mattina le parole del Papa all’omelia in Santa Marta che possono essere lette su due linee: un assist alle cautele Conte, o la garanzia che la Chiesa seguirà i suoi protocolli: “In questo tempo nel quale si incomincia ad avere disposizioni per uscire dalla quarantena, preghiamo il Signore perché dia al suo popolo, a tutti noi, la grazia della prudenza e dell’obbedienza alle disposizioni perché la pandemia non torni”. —

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