Praticava il rispetto Un reggiano “snob” a cui era impossibile non voler bene
Dall’impegno politico per la sua città alle passioni sportive “di nicchia”
IL RICORDO
MASSIMO SESENA
È stata una delle ultime persone che prima che il lockdown mi confinasse lontano da Reggio ho incrociato in città. Ricordo la sua camminata con il bastone, il suo sorriso al mio cenno di saluto.
Mario Monducci è stata anche una delle prime persone che conobbi quando cominciai a scrivere di politica locale, seguendo le sedute del consiglio comunale. In Sala del Tricolore è stato per un po’, ai primi tempi, “vicino di banco” dell’allora missino Marco Eboli. Mario, antifascista convinto, era forse l’unico – a quei tempi – che scambiava qualche parola con il giovane Eboli, che dal resto degli eletti era invece evitato a volte persino nei saluti. Monducci, in questo, era una lezione ambulante. Una lezione di rispetto delle idee altrui, del rispetto del ruolo degli eletti, da qualunque parte arrivassero. Era il gioco democratico, che il Pci in agonia faticava ancora ad accettare e che invece, Mario aveva nel sangue.
Invero, il rispetto del ruolo degli eletti era talmente sentito che il suo caso, nella storia del parlamento italiano, risulterà quasi emblematico: una volta eletto a sorpresa, alla Camera con il Pri, Mario aveva realizzato in pochi mesi che quello non era il posto giusto per fare politica. Non ci stava nel ruolo di “peone” e così, dopo qualche mese, decise di tornare a casa, a Reggio, al lavoro di commercialista e a un impegno politico e sociale che non è mai venuto meno, così come non ha mai rinunciato alla propria diversità. Se la sua collocazione ideologica in Sala del Tricolore non è mai stata in dubbio, il suo contributo non era mai scontato. Con Monducci, se si voleva il suo voto, occorreva discutere.
E lui amava discutere, così come amava lo sport, ma quello meno popolare e meno di massa che c’era in quel momento.
Uno strano snob che mise in piedi una squadra di hockey quando nella nostra provincia c’era già chi vinceva scudetti, uno strano snob che nel calcio tifava Vicenza e ti spiegava perché, che in politica non rifiutava mai il confronto con nessuno, a destra come a sinistra. Uno snob reggiano (che detta così sembra quasi un ossimoro) ma a cui non si poteva non voler bene. —
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