Un’infermiera e due ragazze compongono e filmano una canzone di speranza
L’idea è stata di Elena Pilla del reparto di Alta Intensità del Santa Maria Con alcune studentesse ha “riscritto” un brano sulle note di Nek
IL VIDEO
Mario Sabia
Dal reparto di Alta Intensità Medica (definito High Care) dell’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia, con tutto il personale da qualche tempo sotto dura e costante pressione sanitaria e psicologica, non provengono solo notizie tristi e dolorose, ma anche episodi rilassanti che hanno l’efficacia di portare una ventata di ottimismo fra i pazienti e fra gli stessi operatori sanitari.
Sulle note di una canzone di Nek, una infermiera del reparto e due ragazze di un liceo reggiano hanno composto e filmato una canzone, che riassume nel testo e nelle loro intenzioni il lavoro svolto in questi giorni contro il Coronavirus.
Protagoniste dell'iniziativa, che ha creato un po’ di serenità in una divisione flagellata dal dolore, sono state Elena Pilla, infermiera di 46 anni, abitante a San Giovanni di Querciola e dal 2005 in forza al Santa Maria Nuova, e le ragazze Giulia Canelli, 16 anni, figlia della stessa infermiera, e Chiara Messori, pure di 16 anni, entrambe studentesse del liceo magistrale Matilde di Canossa di Reggio.
Le parole e il videoportano la firma di Elena e Giulia, madre e figlia, mentre la voce, profonda e squillante a un tempo, è quella di Chiara.
L’iniziativa, che è stata lanciata proprio lunedì e che è stata subito molto apprezzata, riassume il clima che si respira nel reparto ospedaliero. «Noi siano tutti pronti a combattere l'ignoto – reca il testo della canzone – il nostro paziente è angosciato e non respira e noi diamo ossigeno a go-go. Siamo pronti più di ieri con la voglia di tornare ad abbracciarci». La canzone, che dura 3 minuti e 12 secondi, allevia l'atmosfera cupa di un luogo dove dolore e morte hanno spesso il sopravvento.
Dice l'infermiera Elena Pilla: «Abbiamo deciso di comporre e di registrare questo video per raccogliere tutti i nostri sentimenti dopo episodi così gravi e straordinari, e anche per restare tutti uniti in un momento così delicato e particolare. Abbiamo agito d'istinto».
Tanti episodi di grande umanità hanno caratterizzato l'attività di tutto il persone di Alta Intensità Medica. Tra questi la vicenda di due anziani coniugi entrambi colpiti dal Covid-19, lui ricoverato in Alta Intensità e lei nel vicino reparto di medicina seconda, che non riuscivano mai a vedersi. Poi, con uno sforzo comune, l’anziana donna è stata accompagnata in carrozzina al capezzale del marito per un saluto e un gesto d'affetto.
Ma purtroppo è stato davvero il loro ultimo incontro: lei è guarita, ma lui è morto proprio il giorno successivo a quella visita fugace.
Infine Elena Pilla conclude con molta amarezza: «Con questo terribile virus il nostro lavoro è cambiato, con una nuova tipologia di ammalati e con la difficoltà di dover essere sempre presenti nei casi più gravi. Ma la cosa più angosciante sono stati tutti quei decessi avvenuti in completa solitudine». —
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