Gazzetta di Reggio

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la lotta alla ’ndrangheta 

Grimilde, escamotage per l’avvio in aula

Tiziano Soresina
Grimilde, escamotage per l’avvio in aula

Un “patto” del gup con gli avvocati per rendere meno affollata il 13 maggio l’udienza di partenza al tempo del Covid-19

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BOLOGNA

Le prime dieci “tappe” dell’udienza preliminare di Grimilde messe in calendario sono saltate a causa dell’emergenza sanitaria legata al Coronavirus, ma ora il gup Sandro Pecorella non vuole altri slittamenti (premono i termini di scadenza, in estate, delle misure cautelari) e l’intenzione è di far partire davvero, questa volta, il procedimento focalizzato sulla operazione antimafia esplosa nel giugno dello scorso anno e con Brescello nel mirino (accusati di associazione mafiosa Francesco Grande Aracri nonché i figli Salvatore e Paolo).

Una partenza che, il 13 maggio, anticiperà di un giorno quella dell’appello di Aemilia e nello stesso luogo, cioè l’aula-bunker del carcere bolognese della Dozza.

Anche Grimilde si profila come un procedimento affollato, anche se non a livello del maxiprocesso Aemilia. Il pm Beatrice Ronchi ha infatti chiesto il rinvio a giudizio per 79 imputati, di cui 26 con misure restrittive: in carcere (in certi casi per altra causa) sono in 22, gli altri 4 agli arresti domiciliari.

I detenuti, sparsi nelle strutture di mezza Italia, possono chiedere di essere videocollegati con l’aula-bunker, comunque alla prima udienza – sulla carta – hanno diritto di partecipare i magistrati, gli imputati a piede libero (sono 53) e i rispettivi difensori, nonché gli avvocati che rappresentano chi intende costituirsi parte civile, oltre ad ovviamente gli agenti a presidio.

Un numero rilevante per l’aula-bunker bolognese (più piccola di quella allestita a Reggio Emilia) che come posti ovviamente si “restringerà” ulteriormente per l’obbligo di mantenere la distanza di sicurezza fra le parti. L’obiettivo del giudice è, quindi, quello di una partecipazione minore, puntando sulla rappresentatività dei difensori e degli avvocati di parte civile (con delega da parte degli altri colleghi) il che limiterebbe pure la presenza di non pochi imputati. Un escamotage che andrebbe ad associarsi a controlli (anche al metal detector), mascherine, guanti e gel igienizzante come da decreto. Sullo sfondo le non poche richieste di scarcerazione, invocando il timore di ammalarsi di Covid-19.

Detenuti che ritengono necessari gli arresti domiciliari per evitare il contagio. Sinora nessuna di queste istanze è stata accolta dal tribunale di sorveglianza. Al momento non ha ricevuto risposta Antonio Muto (classe 1971, d’origine crotonese ma residente a Gualtieri) sotto processo sia in Aemilia che in Grimilde: nel maxiprocesso è stato condannato in primo grado a 20 anni e mezzo di reclusione, nel secondo è accusato di intestazione fittizia. Arresti domiciliari chiesti pure dal politico piacentino Giuseppe Caruso, dal povigliese Pascal Varano, dal parmigiano Claudio Bologna e dal crotonese Giuseppe Strangio. —





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