«Serve una norma per evitare altre speculazioni»
REGGIO EMILIA
«Mascherine a 50 centesimi? Una condizione difficilmente attuabile. E soprattutto che non risolve i problemi delle aziende». Simona Ghidoni, responsabile acquisti della Crovegli Carta, commenta le ultime novità in termini di dispositivi di protezione individuale: «Non lo faccio con spirito polemico – assicura – ma per attirare l’attenzione su alcune difficoltà ancora irrisolte, e di cui non si parla mai».
Occupandosi di confezionamento, igiene e nettezza da oltre 50 anni, la Crovegli è una delle aziende che ha potuto lavorare anche in pieno lockdown. «Noi riforniamo le ditte e vendiamo, oltre alle mascherine, anche gli altri dispositivi di protezione individuale di cui adesso c’è estremo bisogno: gel igienizzanti, guanti, calzari, cuffie, grembiuli, camici… oltre ovviamente a tutto il materiale per il confezionamento, il delivery e il take away», spiega Ghidoni.
Il problema delle aziende che hanno riaperto da poco o stanno per farlo, sottolinea la responsabile acquisti di Crovegli, è «la difficoltà nel reperire non solo le mascherine, ma anche tutti gli altri dispositivi. Se in febbraio abbiamo assistito alla “guerra” delle mascherine, adesso la stessa situazione si sta ripresentando per i guanti, le pompette per distribuire il gel igienizzante o i flaconi: non sono disponibili o si trovano a fatica. Addirittura le aziende che producono igienizzanti non riescono a reperire l’alcol».
Comunicare che le mascherine dovranno essere vendute a 50 centesimi l’una, dunque, non serve a molto. «Anzi – sostiene Ghidoni – a quel prezzo è impossibile riuscire a venderle. Almeno quelle certificate con marchio CE. Noi abbiamo fornitori diversi e abbiamo sempre cercato di abbassarne il prezzo anche quando, penso in febbraio, erano vendute persino a 2,50 euro l’una, ma venderle a 50 centesimi significherebbe lavorare in perdita».È anche vero che, dopo il decreto del presidente del consiglio del 17 marzo, ogni azienda, in Italia, ha potuto iniziare a produrle e quindi sul mercato si trovano prodotti diversi a prezzi diversi. «Non voglio dire che non va bene comprare quelle fai da te o senza certificato – commenta Ghidoni – o che noi siamo più bravi perché vendiamo solo quelle con il marchio CE, ma dico che la situazione è molto confusa e, ancora una volta, servirebbe chiarezza».
L’appello di Ghidoni è di «pensare a una normativa che tenga conto di tutte queste cose e che permetta alle aziende di acquistare i dispositivi di protezione individuale, tutti e non solo le mascherine, a prezzi calmierati. O almeno che da lassù controllino che non vengano fatte delle speculazioni».
«Ho deciso di parlare – conclude – per tutte le piccole e medie imprese che, nonostante l’emergenza sanitaria ed economica, hanno deciso di continuare a lottare, trovando un nuovo modo per lavorare, spinti dalla passione per il proprio lavoro e anche da un commovente spirito di servizio. Anche noi abbiamo dovuto adattarci in corsa, da una parte ricorrendo allo smart working, facendo opere di sanificazione e adottando nuove misure di prevenzione aziendali, dall’altra creando nuovi prodotti e ripensando al confezionamento… ma abbiamo visto tantissime persone che non si sono lasciate abbattere, bar, ristoranti, aziende alimentari che hanno tenuto duro. Ci ha fatto un estremo piacere che si siano rivolti a noi per continuare a lavorare, e così abbiamo chiesto loro di condividere questa “battaglia” scattandosi delle fotografie che li ritraessero al lavoro con i nostri prodotti, fotografie che poi abbiamo diffuso sui nostri social. Siamo orgogliosi di essere stati, ed essere, al loro fianco». —
M.R.
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