Gazzetta di Reggio

Reggio

Anziani, disabili, bimbi e famiglie: 40mila contatti

Tiziano Soresina

In quest’ultimo mese non facile messe in campo videochiamate, chat e foto utilizzando i social per mantenere i legami con i familiari e gli operatori

3 MINUTI DI LETTURA





Tiziano Soresina

REGGIO EMILIA

In questo lungo periodo di limitazioni estreme – a colpi di decreti – per arginare la terribile pandemia da Coronavirus, il più brusco stop relazionale ha interessato gli anziani ospiti nelle case protette (da tempo sono bloccate le visite per evitare quei contagi rivelatisi mortali), i più piccoli (chiusi i nidi e le scuole d’infanzia, come del resto tutto il sistema scolastico, università comprese) nonché i disabili (chiusi i centri socio-riabilitativi diurni, mentre vietate le visite nelle strutture residenziali). Misure forti a tutela della salute, ma con l’andar del tempo legatesi ad aspetti psicologici da non sottovalutare. Situazione complessivamente non facile a cui è venuta in soccorso la tecnologia: video chat, foto sui social, videochiamate con tablet e smartphone. E impegnandosi a fondo per garantire la continuità delle relazioni (oltre che di cura per gli anziani), Coopselios, in quest’ultimo mese di aprile, è riuscita a mettere in contatto 40mila reggiani: gli anziani e le persone disabili con le rispettive famiglie, i bambini affiancati dai familiari con operatori e insegnanti. Un dato oltremodo significativo perché Copselios gestisce nella nostra provincia molte strutture in questi settori ed affidandosi ai propri canali social (Facebook, Instagram, Linkedin e YouTube) ha strappato emozioni in questo tempo di grandi sofferenze.

«Sono molti i ringraziamenti e gli attestati di stima che stiamo ricevendo dalle famiglie dei residenti nelle strutture – commenta Giovanni Umberto Calabrese, presidente di Coopselios – e insieme supereremo anche questo periodo di difficoltà».

Due i progetti messi in campo. Da un lato quello che la cooperativa ha pensato per gli anziani (Progetto filo argento) che unisce gli operatori delle diverse strutture e gli ospiti (l’età media è di 85 anni, ndr) ai loro familiari, attraverso una trama virtuale il cui risultato è stato a dir poco rinfrancante.

Con il sostegno degli operatori, chi vive nelle case protette ha mantenuto quotidianamente, attraverso foto, video e testimonianze scritte, il contatto diretto con i propri cari. Un modo efficace per continuare – seppure a distanza – a guardarsi negli occhi, a sorridere, a parlarsi e tutto sommato a rassicurarsi. Conforto e speranza in questi tempi decisamente non facili.

Attività estesa analogamente alle persone con disabilità (alcune rientrate in famiglia, altre rimaste nelle strutture). Lo stesso legame si è cercato di mantenere – nell’area socio-educativa – fra i bambini e le loro famiglie con insegnanti, pedagogisti e atelieriesti. Ci riferiamo al Progetto filo rosso che s’incardina in un’area appositamente dedicata del sito web di Coopselios, in cui le famiglie possono trovare video tutorial (un modo rapido ed intuitivo per imparare, ndr) e narrazioni che aiutano, in modo virtuale, a riprendere il filo della quotidianità interrotta in questo tempo che sembra sospeso. Il tutto affiancato da un servizio gratuito di ascolto: alla mail dedicata rispondono, nella massima riservatezza, pedagogisti e psicologi per aiutare i genitori dal punto di vista educativo ed emotivo a sostenere questo momento difficile. Tirando le somme, il materiale video proposto da Coopselios – circa un centinaio fra testimonianze, interviste, tutorial e guide – ha ottenuto, in aprile, oltre 26mila visualizzazioni. I video che hanno ottenuto maggiore attenzione sono quelli relativi alle testimonianze di chi sta lavorando in questo sofferto periodo.

I duri ostacoli al tempo del Covid-19 si oltrepassano anche così. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google