Gazzetta di Reggio

Reggio

 

Don Vezzosi guarisce dal Coronavirus: «Grazie all’aiuto di Dio»

Alessandro Zelioli
Monsignore Antenore Vezzosi durante una messa
◗
Monsignore Antenore Vezzosi durante una messa

Montecchio, il sacerdote di 89 anni, è stato ricovetato nell'ospedale di Guastalla e ora è alla Casa del clero: "Peccato non festeggiare il Primo Maggio a Villa Aiola"

2 MINUTI DI LETTURA





MONTECCHIO. «Sono 42 anni che il Primo Maggio aiolese viene realizzato. Quest’anno non ci sarà. Per me è motivo di grande dispiacere. Ma non lo dico a titolo personale. Penso alla Pro loco, alla comunità aiolese, al movimento che portava Aiola ad essere per una giornata, al centro del turismo di primavera. Ma questo appuntamento è solo rimandato. Sono certo che i miei concittadini sapranno rialzarsi e realizzare qualcosa di ancora più bello nel prossimo futuro. Come sto io? Sto bene, grazie all’aiuto del Signore».

Monsignor Antenore Vezzosi, 89 anni, da 66 parroco di Villa Aiola, decano della comunità della Val d’Enza, dalla sua residenza alla Casa del clero di Montecchio racconta il momento che sta vivendo anche dal punto di vista personale, dopo aver combattuto e sconfitto il Coronavirus.Un periodo di degenza a Guastalla e ora la quarantena nella struttura dove vive ormai da diverso tempo, quando non è nella sua chiesa. «Spero che il 4 maggio mi sia consentito di andare in chiesa in Aiola – dice don Vezzosi – perché è là che vorrei essere. Sono tanti i parrocchiani che mi chiamano, che mi danno conforto con le parole e con le preghiere. La nostra è una comunità piccola, ma di grandi valori. Questa malattia sta mettendo in difficoltà tante persone, tante aziende, ma sono certo che si uscirà con rinnovata speranza e rinforzati nella fede. Sarebbe stato utile festeggiare la nostra sagra come avviene da tantissimi decenni. Ma non sarà possibile».

«A questo evento lavorano in tanti – rimarca monsignor Vezzosi, che ha fatto nascere la sagra della frazione appunto 42 anni fa –. L’anno scorso sono state migliaia le persone che hanno visitato Villa Aiola per questa manifestazione unica nel suo genere. Un evento che crea turismo, ma soprattutto dimostra come condivisione, coesione, unità d’intenti, possano fare cose belle e durature nel tempo. Si percepisce la mano di Dio, in un progetto che unisce anche chi vive lontano. Ma questa sagra non si ferma. Saprà ripartire e diventare ancora più grande». Sulle sue condizioni di salute, monsignor Vezzosi taglia corto: «Sto molto meglio. Sono sereno. Avrei voluto essere con il vescovo a festeggiare il primo miracolo della Madonna della Ghiara, ma non è stato possibile. Ho guardato la cerimonia in televisione. La Madonna ha fatto cose meravigliose per noi uomini. Ci aiuterà anche questa volta».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google