Risarcimenti da 800.000 euro per i danni causati dagli animali
È la cifra stanziata dalla Regione come risarcimento a 700 aziende agricole Mammi: «Abbattimento selettivo sui terreni di proprietà per i cinghiali»
VENTASSO
Tutti i problemi causati nel 2019 dagli animali selvatici alle aziende agricole reggiane saranno risarciti, in attesa di nuove misure per la caccia di selezione al tempo della pandemia.
A inizio settimana la Regione Emilia-Romagna ha annunciato di aver risarcito le settecento aziende agricole che nel corso del 2019 avevano subito danni a causa della fauna selvatica. In totale, su un fondo da un milione e duecentocinquantamila euro, sono stati stanziati quasi ottocentomila euro. Tutte le realtà che avevano fatto domanda riceveranno quindi l’intero ristoro economico richiesto, anche grazie a una notifica di aiuto presentata dalla Regione alla Commissione europea, necessaria per superare il tetto di ventimila euro di aiuti in un triennio per singola impresa.
In questi anni, molte aziende hanno subito ripetuti danneggiamenti, anche pesanti. Fra le “cause” principali vi sono sicuramente gli ungulati, e in particolare i cinghiali, che possono distruggere campi seminati e coltivazioni con la loro potenza fisica e i denti particolarmente aguzzi. Per il territorio reggiano, si parla di una cifra abbondantemente sopra ai centomila euro complessivi, fra cui parecchie decine di migliaia di euro legate alle incursioni dei cinghiali.
Per completare i pacchetti di sostegni economici, vanno poi conteggiati 430.000 euro messi su un bando per la prevenzione, con cui finanziare l’acquisto di dispositivi di dissuasione e di protezione, come recinti elettrificati ed altri strumenti. Le domande pervenute erano parecchie, lo stanziamento di quattrocentomila euro è stato potenziato con altri trentamila euro e così tutte le richieste hanno avuto risposta positiva. Nel 2020, verranno poi messi sul piatto altri duecentocinquantamila euro.
Ora il tema caldo è però quello dei nuovi danneggiamenti, aumentati in questi due mesi di chiusura delle attività e di ridottissima presenza umana. Uno scenario che ha consentito agli animali selvatici di “riappropriarsi” di molte aree boschive e di molti campi usati per colture, e l’elenco dei disagi – dai terreni scavati ai pollati assaltati alle gemme e ai frutti divorati – è lungo. Ora si punta sulla ripresa della caccia di selezione per ridurre il numero, che consenta anche ai proprietari agricoli con regolare licenza di partecipare agli abbattimenti. «Vorrei ribadire che i piani di controllo, che dipendono dalle Province, non sono mai stati sospesi dalle misure di emergenza Covid-19», sottolinea l’assessore regionale all’agricoltura, il reggiano Alessio Mammi. La Regione ha inviato alle Province una circolare in cui si specifica che il contenimento delle specie potenzialmente dannose «è configurabile come servizio pubblico o di pubblica utilità». Un passo formale che dovrebbe accelerare i tempi.
Per il cinghiale, l’animale più nocivo per le colture, a breve dovrebbe arrivare un richiamo di legge «affinché in tutte le province sia consentito il prelievo diretto sui propri terreni anche da parte degli agricoltori con licenza di caccia», annuncia Mammi. —
Adr.Ar.
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