«Ho donato damigiane di sangue». È morto a 91 anni Remo Muzzi
Scandiano, soprannominato “Bellino”, è stato anche nominato cavaliere della Repubblica Per una vita è stato custode e magazziniere della Scandianese, che ora lo ricorda
SCANDIANO. Se ne è andato un pezzo di storia di una Scandiano che non esiste più. Remo Muzzi, classe 1929, è infatti scomparso a 91 anni lasciando un grande vuoto nei tanti che lo hanno conosciuto, senza ricevere il meritato plauso della cittadinanza nel suo ultimo viaggio, causa le restrizioni imposte dal Coronavirus. Ospite della Rsa di Scandiano, Muzzi ha ricevuto sino all’ultimo le cure migliori che meritava per quanto donato alla comunità scandianese.
Cavaliere della Repubblica, titolo che Muzzi aveva ottenuto diversi anni fa per aver superato quota cento donazioni di sangue come volontario Avis («Avrò riempito tre damigiane di sangue nella mia vita», diceva scherzando), Remo è stato anche un protagonista dello sviluppo della “Scandianese Calcio”, società della quale era stato storico custode, magazziniere e tifoso ai tempi del vecchio stadio Torelli fino al nuovo millennio, quando i rossoblù si trasferirono nel moderno impianto di via Togliatti. Ed è stata la società a stringersi al dolore della famiglia e a ricordare Remocon queste parole: «Grazie a lui il vecchio stadio si trasformò d a un campo di patate ad un terreno erbato sui cui si poteva anche provare a giocare a calcio con la palla a terra. L’immagine del cavaliere Muzzi intento al lavoro sul mitico vecchio stadio Torelli, così come il trovarlo in paese con l’immancabile “Unità” sotto al braccio, rimarrà per sempre nella mente di quanti lo hanno conosciuto e stimato».
Personaggio schivo, andava orgoglioso del suo titolo di cavaliere lui, che nato da una famiglia poverissima, che risiedeva in Piazza Fiume (dove venivano ospitati i poveri), che viveva di generosità e spesso non aveva di che mangiare. Remo aveva inteso restituire quanto aveva ricevuto per costruirsi una famiglia e un futuro. «Quando mia madre non aveva nulla da mettere in tavola, radunava attorno a sé noi fratelli e ci faceva cantare finché, stanchi ma felici e con la pancia vuota, andavamo a dormire superando la crisi di fame» raccontava.
Per quelli più vecchi era soprannominato “Bellino” e a chi gli chiedeva perché, rispondeva «perché non sono bruttino». A lui, nel 1999, venne anche dedicata una poesia pubblicata sul magazine della Scandianese. Remo Muzzi lascia la moglie, Adele Ferretti, le figlie Mirka e Tania, il genero Silvano, le nipoti Simona, Elena e Letizia, le sorelle, il fratello, il cognato, unitamente ai nipoti ed i parenti tutti. In ottemperanza alle normative sanitarie vigenti, il rito del commiato si svolgerà necessariamente nella forma riservata strettamente ai soli familiari più intimi.
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