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«Il governo ci dia una data per ripartire con i concerti»

Martina Riccò
«Il governo ci dia una data per ripartire con i concerti»

I Nomadi chiedono risposte certe e indicazioni per il mondo degli eventi dal vivo Beppe Carletti: «Non lo facciamo per noi, ma per chi lavora con noi. Gli “ultimi”...»

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REGGIO EMILIA

«Siamo fatti di sole, di amore / Di sangue e dolore / Con mille anni dentro altri mille nel cuore / Questa fame di vita / La tua sfida infinita che non muore mai».

La “fame di vita” che i Nomadi cantano in “Milleanni”, il brano che dà il titolo al loro ultimo disco, uscito l’anno scorso, è una spinta che porta a lottare per i sogni, la giustizia, il bene. Soprattutto quello degli altri. E così, mentre il Covid-19 impone a tutti la distanza, i Nomadi tendono una mano verso chi non ha voce. O ne ha una talmente flebile da non essere ascoltata.

È nata per questo la richiesta, avanzata direttamente al governo, di prendere in considerazione anche il mondo degli eventi dal vivo. «Ma non lo abbiamo fatto per noi – puntualizza subito Beppe Carletti – lo abbiamo fatto per chi lavora con noi. Tecnici, facchini, chi monta il palco, chi organizza i tour, chi sta in ufficio... noi nel nostro piccolo abbiamo diciotto persone senza le quali non potremmo esibirci. Diciotto persone che, adesso, non sanno quando potranno ricominciare a lavorare. Questa battaglia è per loro – sospira – che arrivano sempre per primi e se ne vanno per ultimi. In Italia ce ne sono migliaia di persone così».

Quello che i Nomadi chiedono è una data di apertura, come è stata data a tutti gli altri. «Ormai tutti sanno quando potranno ricominciare a lavorare, ma noi no. Eppure l’estate è il periodo migliore per noi. È ovvio che bisogna muoversi in sicurezza, fare le cose rispettando la distanza e le norme anti-contagio, ma che ci dicano una data, delle condizioni. Non potremmo fare concerti nei campi da calcio, tutti seduti a distanza, con ingressi e uscite scaglionate? Non mi sembra così infattibile. Abbiamo bisogno di indicazioni, di un protocollo che ci permetta di organizzarci. Al momento non sappiamo neanche quali concerti sono da annullare».

La delusione di non essere stati menzionati nel discorso del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, è stata presto sostituita da proposte concrete, com’è nello spirito dei Nomadi. «Ad esempio – spiega Carletti – abbiamo chiesto contributi economici e sgravi fiscali per le imprese e gli operatori del settore, sospensione della riscossione delle tasse per il 2020, ma anche l’aumento del fondo già esistente e l’introduzione di un reddito a copertura delle perdite subite da tutti gli operatori del settore, anche quelli precari o inquadrati con contratti occasionali».

Al di là delle questioni tecniche, però, la richiesta è solo una: ricominciare. «La musica – dice Carletti – è da sempre a disposizione di tutti. Quando c’è bisogno di raccogliere fondi per qualcosa, a chi si ricorre? A noi. Adesso abbiamo bisogno noi, abbiamo bisogno di ripartire. Chiediamo la possibilità di poter tornare a fare concerti».

Ripartire per gli “ultimi” del settore che non hanno voce, ma anche per chi la musica la ascolta e la ama: «Speriamo che il virus ci lasci presto in pace, ma questi sono tempi duri e la musica, soprattutto dal vivo, aiuta a stare meglio».

La speranza è che il governo ascolti l’appello. «Ma so che il ministro Franceschini ha ricevuto la nostra lettera e si è impegnato a fare qualcosa. Ci sono sicuramente persone più importanti ed esperte di me – conclude Carletti – ma se dovesse aver bisogno di una mano per capire questo mondo o di suggerimenti... sono qua». —



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