Iren, all’ad Bianco un compenso di 440mila euro grazie al bonus
Nel 2020 crescita degli incentivi per i manager dell’azienda Sale al 98% il voto favorevole dei sindaci-azionisti
Enrico Lorenzo Tidona
REGGIO EMILIA
Nel 2019 l’amministratore delegato di Iren, Massimiliano Bianco, ha guadagnato 440mila euro e per quest’anno l’azienda dell’energia e dei rifiuti ha previsto un innalzamento di alcuni incentivi per il top manager e i dirigenti di fascia alta. Una politica sulla remunerazione contestata in passato, ora praticamente stabile ma che cinque giorni fa ha visto salire invece la percentuale dei voti favorevoli, passata dal 90% del capitale espresso dall’assemblea dei soci nel 2019, al 98% del 2020. Soli 19 soci su 567 votanti hanno votato contro il nuovo piano sulla remunerazione 2020 e solo 30 sono stati i voti contrari rispetto al salario andato a Bianco. Una maggioranza bulgara espressa dai sindaci reggiani che insieme ai colleghi torinesi, genovesi, liguri, parmigiani e piacentini, hanno ribadito il via libera ai salari dei manager della multiutility.
Lo stipendio di Bianco consta di 316mila euro di componente fissa (cresciuta di 12mila euro), più altri 108mila euro di bonus raggiunti (oltre a 15mila euro di benefici non monetari). Altri 168mila euro sono andati al presidente Renato Boero. Retribuzioni in sostanziale linea con il 2018, anno in cui Bianco aveva però incassato anche i bonus di lungo termine, accumulando un compenso di 726mila euro, record personale. I suoi emolumenti pesano per buona parte degli 1,2 milioni di euro di compensi totali pagati al cda di Iren. Bianco ha inanellato quasi tutti gli obiettivi prefissati per assicurarsi il massimo dei bonus. Il 2019 è stato infatti l’anno da incorniciare per Iren con 4,2 miliardi di ricavi, investimenti in crescita del 17%, pari a 524 milioni di euro, e un dividendo in incremento del 10,1%, come ricordato nella nota post assemblea diramata dai sindaci-azionisti, che hanno incassato le cedole milionarie (7,7 milioni solo il comune di Reggio Emilia).
Ad essere ritoccato nel 2020 sarà l’incentivo sia per l’amministratore delegato, sia per i dirigenti: nel primo caso, dal 25% al 35% della retribuzione annua lorda, nel secondo caso dal 35% al 37,6%. Sono quindi definitivamente finite in soffitta le polemiche sollevate da alcuni sindaci reggiani, una sparuta minoranza, che da un paio d’anni aveva lamentato lo sforamento dei 350mila euro di tetto massimo per il compenso dell’ad di Iren imposto dal 2016 dopo la buonuscita da 900mila euro nel 2014 dell’ex ad Nicola De Sanctis.
Voto pieno per la remunerazione c’era già stato anche in cda, dove Moris Ferretti (90mila euro l’anno) ha preso dall’anno scorso il posto dell’ex vice presidente di Iren, l’avvocato reggiano Ettore Rocchi, che nel 2019 aveva votato contro facendo emergere una frattura con l’azienda. Tra i suoi ultimi atti, si legge nel documento sulla remunerazione, Rocchi aveva chiesto che la remunerazione fosse «volontariamente assoggettata al principio della soglia massima di compenso deliberato dall’assemblea dei soci del 9 maggio 2016 per il mandato 2016-2018. In continuità con i precedenti esercizi, anche per il 2019, previa rinunzia in tal senso». E l’ex vice presidente - in carica sino al 22 maggio 2019 - risulta non aver usufruito di alcun benefit né di alcun rimborso delle spese sostenute in relazione all’incarico. —
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