La rivolta dei negozianti «Scenderemo in piazza»
Circa 300 commercianti si danno appuntamento domani in piazza Prampolini contro il ritardo sulle aperture
REGGIO EMILIA
«Scenderemo in piazza a far sentire la voce dei commercianti, ma anche di tutte le persone disperate messe in ginocchio dal Coronavirus. Vogliamo lavorare». Così Hermes Ferrari, 50 anni, di Scandiano, preannuncia la manifestazione fissata per domani, quando alle 15 circa 300 negozianti ed esercenti si riuniranno in piazza Prampolini (con guanti, mascherine e distanza di sicurezza) muniti di striscioni per esprimere il loro dissenso sullo slittamento delle aperture scaglionate per categoria. Si tratta di un movimento “dal basso”, apolitico, nato su Facebook (il gruppo “Tutti in piazza contro il Governo Conte” ha avuto un boom sul web, raccogliendo 700 aderenti in meno di una settimana) e rivolto agli esercenti, con l’obiettivo di chiedere «l’apertura immediata almeno di quelle attività che non comportano rischi per la salute, come ad esempio negozi di abbigliamento, di scarpe, di elettrodomestici, centri estetici: basta far entrare un cliente per volta, perché i supermercati sì e noi no?». In realtà, come ha spiegato il promotore, «la risposta è stata superiore alle aspettative e molto trasversale. Hanno aderito negozianti, ma anche imprenditori, dipendenti che non hanno ricevuto la cassa integrazione, partite Iva senza i 600 euro, membri di associazione religiose, perfino un invalido». Sono attese 300 persone. «Correremo il rischio di essere sanzionati. Sarà una manifestazione spontanea e pacifica. Non possiamo più stare zitti davanti a un Governo capace di emanare a raffica divieti poco comprensibili, ma incapace di fornire un supporto reale a chi sta assistendo all’evaporazione dei risparmi di una vita». —
am.p.
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